Cattedrale chiusa e lavori al palo, don Baldo Reina: "Serve uno scatto d'orgoglio"

Il rettore: "Siamo pronti a protestare perché qualcosa si muova, non vogliamo farci imbavagliare da nessuno, non vogliamo mettere a tacere, insieme alla speranza, anche i sogni e gli ideali"

La cattedrale di San Gerlando

"Questa triste fine della cattedrale non ci sta bene, Siamo pronti a protestare perché qualcosa si muova, non vogliamo farci imbavagliare da nessuno, non vogliamo mettere a tacere, insieme alla speranza, anche i sogni e gli ideali. Chi ha costruito la cattedrale l’ha pensata bella, solenne, in alto, quasi come una vedetta o una sentinella. Non avrebbe mai immaginato questo triste esito. Se continuiamo a tacere, se non ci pigliamo la briga di stuzzicare chi ha le mani in pasta, non vedremo mai nulla di buono. Ci diranno che la colpa è degli altri e che loro ci stanno provando. Sì, perché, in genere i pochi che prendono la parola coniugano i verbi al futuro ed al gerundio. Peccato che dimenticano il presente. L’unico che conta per legare un passato che non c’è più a un futuro che non c’è ancora. Nel frattempo non rimane che farsi l’unica domanda possibile: che fine ha fatto la Cattedrale di Agrigento?". Lo scrive don Baldo Reina, a pochi giorni, della dedicazione della cattedrale, l'anniversario del momento in cui venne consacrata ufficialmente. Dedicazione che ricorre mercoledì. 

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CHIUSA DAL FEBBRAIO DEL 2011 - "Non ho competenze per dire cosa si è fatto o cosa si potrebbe fare. Come tanti passanti, mi limito a constatare il dato di fatto: nonostante i mille proclami - scrive don Baldo Reina - la chiusura della cattedrale mi sembra la cifra di una città. Di fatto, la cattedrale, in tutte le grandi città, oltre ad essere un simbolo religioso molto forte è elemento identitario per un intero territorio. È luogo che racconta visibilmente la storia di un popolo; è una mappa dove il credente trova i sentieri della grazia e il non credente quelli della bellezza. In un momento di grandi incertezze e di grave crisi la chiusura della cattedrale non è, di certo, un bel segnale. È come se questa città avesse deciso di continuare a vivere un’eterna frammentazione e una pericolosa crisi d’identità. Non è solo un problema ecclesiale. È un gravissimo problema civile di cui non è si è ancora preso coscienza".

SERVE UNO SCATTO D'ORGOGLIO - "La nostra è una città - incalza don Baldo - che non riesce ad fare uno scatto di orgoglio. Non riesce ad indignarsi per le cose serie. È capace di accapigliarsi per stabilire se bisogna salire o meno sulla statua di San Calogero, è prontissima a lamentarsi per un piano traffico nella zona balneare nei 2 mesi di caos estivo, è esperta nelle strategie di mercato per salvare la locale squadra di calcio, ma per le questioni fondamentali fa silenzio. Fa silenzio se si chiude un polo universitario, piccolo faro di saperi su cui costruire frammenti di futuro, fa silenzio se la cattedrale rimane chiusa, fa silenzio se le vie di comunicazioni diventano sempre di meno e sempre più malmesse, fa silenzio, dimenticando che il silenzio uccide. Non so se anche in questo c’entra l’essere nati nella terra di Pirandello. Non lo so. Ma vorrei tanto che ci fosse in tutti – politici, uomini e donne delle istituzioni, professionisti, gente comune – uno scatto di orgoglio per - conclude don Baldo Reina quello che è un vero e proprio appello rivolto a tutta la comunità - rivendicare le cose che riguardano il bene comune".

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L'APPELLO - "Vorrei che ci fosse la consapevolezza delle enormi potenzialità che abbiamo e che non è giusto stare in silenzio davanti a scenari di fallimento ai quali assistiamo ogni giorno, dalle migliaia di giovani che vanno via alle persone disperate per la mancanza di lavoro, mentre continuiamo a pensare che vada tutto bene, illudendoci. In questo scenario riaprire la cattedrale significherebbe riprendersi uno spazio di speranza, mostrando che questa città ha un cuore, ha una storia e vuole avere un futuro. Non so quali siano le strade per arrivarci. Penso valga la pena far sentire la propria voce per scomodare i poteri forti e i potenti indeboliti da una distanza sempre più grave dalla città e dai suoi problemi".

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