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Una esibizione dello scorso anno

Una esibizione dello scorso anno

Tataratà annullato per rischi d'ordine pubblico, è il caos: commercio in ginocchio e amministratori in bilico

Il sindaco Gioacchino Nicastro ha rischiato il linciaggio: gli esercenti lo additano come unico responsabile dell'insuccesso. L'amministratore ha chiesto un incontro al prefetto, qualche assessore potrebbe dimettersi da un momento all'altro

E' ufficiale: l'edizione 2019 della Sagra del Tataratà è stata annullata. Completamente. Anche quest'oggi, nonostante qualcuno ancora sperasse di recuperare i momenti salienti della giornata conclusiva, non c'è stato niente: né la processione della reliquia, né il rito della Real maestranza che deposita le insegne al Comune, né l'esibizione del gruppo del Tataratà. Non ci saranno, nemmeno, tradizionalmente previsti per il pomeriggio, i tre giri dei ceti a cavallo, né la processione che si concludeva davanti la chiesa Madre con la benedizione.

Scozzari: "Mancano politici capaci di assumersi le proprie responsabilità"

Casteltermini, ma non soltanto, è sotto choc: adirato e amareggiato. Ieri sera, il sindaco Gioacchino Nicastro ha rischiato il linciaggio. I commercianti, ma non solo, additano il primo cittadino come unico responsabile dell'insuccesso. Non era mai accaduto, se non in occasione delle guerre, che la festa di Santa Croce venisse sospesa o annullata. I tentativi di trovare una soluzione sono stati vani. C'era e c'è, del resto, da rispettare un'intimazione - chiara, inequivocabile, - del questore di Agrigento Rosa Maria Iraci. Per la Questura, che si è basata anche sulle relazioni notificate dalla compagnia dei carabinieri di Cammarata, "non sussistono le adeguate garanzie a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e dell'incolumità degli spettatori". 

Aggressioni e minacce, a rischio l'ordine pubblico: questore vieta la "Sagra del Tataratà"

Qualche assessore, a Casteltermini, sta pensando già di dimettersi. A quanto pare, sono in corso degli incontri politici. Il sindaco di Casteltermini, Gioacchino Nicastro, in occasione della festa della Repubblica, è stato in Prefettura ad Agrigento. Pare che abbia chiesto un incontro con il prefetto Dario Caputo. E pare anche sia intenzionato a far fare una interrogazione parlamentare. L'amministratore vuole capire perché la stazione dei carabinieri, la compagnia di Cammarata e il questore hanno deciso "una forzatura": perché così viene vista l'intimazione - anche dagli amministratori - a Casteltermini.

Nessuno degli amministratori, al momento, vuole parlare a viso aperto.

Un dato di fatto è comunque già certo. L'economia di Casteltermini - il cui Comune è in dissesto finanziario - ha subito una mazzata. Perché la Sagra del Tataratà è sempre stata l'unica a far respirare commercianti e ristoratori. Gente che, anche per questa edizione, ha fatto degli investimenti importanti. Imprenditori che non avranno nessun riscontro finanziario.

Ma c'è - ed è anche furibonda - una polemica di carattere politico. Una polemica su quello che si poteva e doveva fare per salvare la kermesse e dunque l'immagine e l'economia del paese. C'è il rischio, più che concreto, che tutto questo - sempre a livello politico e amministrativo - si trasformi, specie se davvero qualche assessore si dimetterà, in una improvvisa perdita della maggioranza per il sindaco Nicastro.

All'inattesa decisione del questore Rosa Maria Iraci si è arrivati dopo che, a Casteltermini, si sono registrate aggressioni, liti e minacce. I ceti e gli organizzatori sono stati sentiti, nel primissimo pomeriggio di ieri, dai carabinieri e pare che abbiano ritenuto che con altissime probabilità avrebbero potuto verificarsi nuovi, e forse più gravi, episodi di violenza, in grado di compromettere la sicurezza dell'evento.

Le polemiche - agguerrite appunto - riguardano anche questo "dettaglio". Come è possibile che lo Stato non riesca a garantire, schierando tutti i suoi uomini, la sicurezza e l'ordine pubblico di una kermesse storica, ma locale? Una Sagra che, per quante migliaia di visitori raggiunga, si svolge in un piccolo Comune, non certamente in una metropoli.  

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