I pm "bacchettano" Carola: "Nessuno stato di necessità, forzato il blocco quando il caso era quasi risolto"

Il procuratore Luigi Patronaggio e il pm Gloria Andreoli depositano il ricorso in Cassazione: "Obbligo di sbarco era a carico delle autorità, c'erano trattative avviate per distribuire i migranti"

"Non si può ritenere sussistente la scriminante dell'avere adempiuto a un dovere visto che i migranti erano in sicurezza nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto gli sbarchi per motivi sanitaria". E' il punto decisivo del ricorso con cui il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, e il pubblico ministero Gloria Andreoli chiedono alla Cassazione di annullare l'ordinanza con cui, lo scorso 2 luglio, il gip Alessandra Vella non ha convalidato l'arresto di Carola Rackete, la comandante di Sea Watch accusata di avere forzato il posto di blocco della Guardia di Finanza per portare a terra i migranti salvate in acque libiche.

I pm agrigentini, il giorno prima dell'interrogatorio, per il primo segmento dell'indagine a carico della "capitana" tedesca, depositano il ricorso articolato in diciotto pagine e quattro principali motivi in base ai quali, secondo la Procura, l'arresto di Carola va convalidato (non scatterebbe comunque alcuna misura perchè su questo aspetto non c'è stato ricorso al tribunale del riesame) per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza o violenza a nave da guerra. 

"La permanenza nelle acque territoriali - aggiungono Patronaggio e Andreoli - era illegittima sulla base del provvedimento dei ministeri di Interni, Difesa e Infrastrutture, confermato dal Tar e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. La polizia giudiziaria ha dato un ordine legittimo che è emanazione di atti amministrativi a seguito dell'introduzione del decreto sicurezza bis e l'ufficiale di polizia giudiziaria non poteva porsi il problema della causa di giustificazione che è legata a complesse valutazioni di diritto internazionale". 

Il procuratore Patronaggio e il pm Andreoli insistono, con un'articolata giurisprudenza, sulla questione, bocciata dal gip, secondo cui la motovedetta della Guardia di Finanza, trovandosi in acque territoriali, non poteva essere qualificata come "nave da guerra", facendo venire meno uno dei due reati contestati.

L'atto di forza di Carola viene censurato sottolineando che la decisione di forzare il blocco è stata adottata quando "erano in corso trattative avviate per la collocazione dei migranti fra i vari Stati dell'Unione europea". Circostanza che, come si evince da un video che la stessa Ong ha pubblicato su Twitter, sarebbe stata nota perchè un finanziere, in uno degli accessi sulla nave, disse a Carola, seppure in termini dubitativi, di avere pazienza perchè la situazione si sarebbe sbloccata.

"Lo stato di necessità - aggiungono il capo della Procura e il sostituto - sussisteva al momento del salvataggio ma non certo quando ha urtato la motovedetta della Guardia di Finanza. Inoltre l'obbligo di fare sbarcare i migranti incombeva sull'autorità di pubblica sicurezza e non certo sul comandante di Sea Watch".

Domani mattina, intanto, assistita dai suoi difensori, gli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, Carola Rackete sarà interrogata dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dai pm Alessandra Russo e Cecilia Baravelli nell'ambito del primo procedimento che ipotizza i reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e "mancata obbedienza a nave da guerra". 

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