Presentata a Roma la Carta di Agrigento, Firetto: "Speranza per i territori"

Il presidente del consiglio nazionale dell'Anci, Enzo Bianco: "I beni culturali sono un fattore di crescita. E' per questo che chiediamo risorse adeguate"

Un momento della presentazione della Carta di Agrigento

"I beni culturali sono un fattore di crescita. E' per questo che chiediamo risorse adeguate, di aumentare le risorse europee affinché escano dall'alveo tradizionale del restauro verso lo sviluppo di iniziative per la promozione dei territori, in particolare dal punto di vista turistico". Con queste parole il presidente del consiglio nazionale dell'Anci, Enzo Bianco, ha presentato oggi pomeriggio la 'Carta di Agrigento', il documento sottoscritto ad aprile nella città dei Templi e approdata nei giorni scorsi a Bruxelles dove i prossimi 4 e 5 dicembre sarà votata sotto forma di parere dal plenum del Comitato europeo delle Regioni.

"L'obiettivo - sottolinea Bianco - è quello di far crescere attorno ai comuni iniziative di straordinario successo, come quella del Parco archeologico di Agrigento".  "Sono convinto che con l'Unione Europea ce la possiamo fare - aggiunge il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi -. E' fondamentale chiedere all'Europa un asset forte nei fondi di coesione sociale per la cultura".

"La Carta - a parere del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto - rappresenta una speranza per tutti i territori".

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La Carta di Agrigento, proposta che mette al centro Comuni e autonomie locali quali elementi fondamentali delle politiche culturali, è stata firmata ad Agrigento non per un fatto casuale. È legata al valore della sua storia e del suo patrimonio, ma anche al fatto che Agrigento è luogo di cultura e di rigenerazione urbana. "È esempio per tante città - ha detto oggi il sindaco Lillo Firetto - in quanto ha dimostrato come sia possibile la crescita di un territorio attraverso la cultura e la rete con il terzo settore. Il dibattito che ha dato vita alla Carta scaturisce da un'alta qualità del dibattito sui Beni culturali come leva di sviluppo. Sono state valorizzate le buone prassi che possono divenire un esempio, una linea da seguire. La Carta di Agrigento dimostra che di cultura si mangia e sempre più in futuro dovrà essere possibile crescere tutti in una logica che garantisce raffinatezza di contenuti,  facendo poesia di un territorio, racconto ricco di risorse e esperienze culturali. È una sfida che ci coinvolge nel fare un buon utilizzo dei fondi comunitari. Segna il passaggio dall' Europa delle nazioni e delle regioni all'Europa delle città. Dobbiamo riuscire a far compiere questo memorabile salto  per dare risposta ai territori. Dalle buone prassi dei territori può garantirsi un totale cambio di passo sulle politiche di sviluppo e sul concetto di valorizzazione dei beni culturali. È un cambio di prospettiva che viene generato dai territori in un momento storico in  cui anche la politica nazionale ha da tempo maturato un'idea di sviluppo attraverso i beni culturali.  Quando nel lontano 94 fu organizzata a Selinunte una spettacolare corsa delle bighe, rievocazione storica con 10 spettatori, 500 milioni di lire di incasso, un certo apparato burocratico e di esperti gridò allo scandalo. Oggi che Agrigento nel 2020 si accinge a celebrare i suoi 2600 anni le rievocazioni storiche, le suggestioni delle albe nella Valle, i laboratori didattici,  i pic nic al Giardino della Kolymbetra che ricordano gli artisti del Grand Tour,  i grandi eventi musicali, il Festivalle, sono prodotti culturali di livello che consentono un approccio culturale diverso, più immersivo, emozionale". 

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