Un infermiere favarese a Milano, Carmelo: "Noi stiamo combattendo voi fate la vostra parte"

Il nostro volto della settimana fa parte di un esercito di camici buoni che stanno fronteggiando l’emergenza da Coronavirus

Carmelo Puccio

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

“Sono un infermiere di Favara e lavoro a Milano”. Il nostro volto della settimana si chiama Carmelo Puccio. Lui, insieme ad altri, è l’eroe buono delle affollate corsie ospedaliere del nord Italia. Carmelo ha scelto di raccontarsi ad AgrigentoNotizie. Una storia semplice ma che, in questi giorni, profuma di impresa. Si, perché, Carmelo Puccio fa parte di quell’esercito di camici che sta fronteggiando l’emergenza Coronavirus. Turni senza fine, speranze aggrappate ad un filo, ed un messaggio chiaro ( per non molti non ancora) che l’infermiere favarese rivolge a tutti gli agrigentini che sono andati via da Milano per raggiungere casa. “Spero che la gente – dice Carmelo – inizi a capire la gravità di questa situazione”. L’infermiere, in questi giorni più che mai, lavora senza sosta. La sua è diventata una vera e propria missione. 

“Ciao a tutti qui le giornate al momento iniziano all'alba e finiscono tardi. Lunedì 2 marzo sono arrivo nel mio consueto turno, vedo molto movimento in più rispetto alla giornata precedente. Chiedo alla mia coordonatrice, lei mi riferisce che dopo la riunione della task force dovevamo liberare il reparto per dare spazio ai 'pazienti covid19'. Iniziamo il trasloco, subito dopo arriva il direttore per una riunione urgente con tutti noi, per avvisarci del drastico aumento del numero di contagiati e che nel giro di qualche settimana saremmo stati al corto di dispositivi di protezione individuale. Nei giorni successivi iniziano ad arrivare i primi pazienti si fanno i tamponi tutti negativi, ma i numeri aumentano. Inizio a sentire chi come svolge attività sanitaria nelle altre strutture, amici che mi raccontano cosa sta già succedendo negli altri posti con epicentro di contagio. Mi raccontano una realtà che iniziamo a vivere i giorni seguenti. Sto parlando di interi reparti Covid 19 pieni, gente con peggioramenti del quadro clinico che necessita di terapie intensive e di assistenza respiratoria, questi casi aumentano. Vediamo riempire tutte  le terapie intensive lombarde e le strutture continuano a costruire pseudo terapie intensive nei blocchi operatori. Aumentano le persone che necessitano di assistenza intensiva ma i posti stanno per terminare. Quello che mi rammarica e mi rattrista e che la gente non crede o si sente immune perche lontana dall'epicentro. Vedo un Italia divisa dalla negligenza. Voglio solo dire che al momento non c'è una cura a questo virus, abbiamo bisogno solo rispetto alle regole. State a casa voi che potete, godetevi i vostri cari, pensate a tutte quelle famiglie che non possono più farlo. Isolarci da tutto e da tutti è la medicina migliore, così noi avremmo modo di curare le persone già infette. Solo così possono diminuire i contagi".

Come vive, in questi giorni, un infermiere negli ospedali di Milano?

"Vorrei solo dire che sono fiero del nostro presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Come viviamo? Stiamo combattendo una lunga battaglia. Sono anche fiero di tutti noi: medici, infermieri, Oss. Stiamo battagliando contro un virus sconosciuto e invisibile che mette paura a chi se lo ritrova davanti. Nonostante questo noi, ogni giorno, mettiamo un camice ed una maschiera ed iniziamo a lavorare".

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Cosa ti auguri che accada nei prossimi giorni?

"Io spero, davvero, che una mattina ci svegliamo e tutto questo possa finire. Così. Subito. Spero vivamente che quella mattina, quando accadrà, ci si possa svegliare e raccontare tutto quello che è accaduto. Io spero che queste parole possano fare capire alla gente la situazione, grave.  La gente, purtroppo, non ha ancora capito bene: dovete rimanere a casa. Ancora vedo gente che esce per andare a correre o trova ogni banale scusa per lasciare casa.  Quindi state a casa, state al sicuro, pensate ai vostri genitori, noi cercheremo di riportare a casa quelli già malati. Solo con la partecipazione di tutti rivedremo il sole fuori dalla finestra". 

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