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Cronaca

Agrigento, "La carica delle 104": un lavoro di squadra durato anni

Un'informativa lunga duemilacinquecento pagine. Il pm in conferenza stampa: "Grazie al lavoro del vicequestore aggiunto Carlo Mossuto e dei suoi poliziotti". Il gip ha scritto l'ordinanza durante le ferie estive

Un'informativa lunga duemilacinquecento pagine: nomi, fatti, intercettazioni, pedinamenti e ipotesi investigative. Una mole inverosimile di elementi, raccolti in 3 anni di indagini, che ha permesso di smascherare "La carica delle 104". A scrivere l'informativa, che ha portato all'ordinanza di custodia cautelare del gip di Agrigento, è stato il vicequestore aggiunto della polizia Carlo Mossuto.

Era lui, agli inizi delle indagini, il funzionario di polizia che dirigeva la Digos della Questura di Agrigento, con la quale poco prima – con un'altra indagine – il poliziotto agrigentino aveva messo le mani sul giro di mazzette all'Ufficio tecnico del Comune di Agrigento e sui "viaggi fantasma" dell'allora presidente del Consiglio comunale di Agrigento, Carmelo Callari.

Nonostante il trasferimento a capo dell'Ufficio di gabinetto della Questura, Mossuto – affiancato dal vicequestore aggiunto Patrizia Pagano, diventata nel frattempo nuovo dirigente della Digos - ha continuato a seguire l'inchiesta sui falsi invalidi, mettendo nero su bianco gli illeciti commessi dai "furbetti delle 104" ed arrivando fino alla richiesta delle misure cautelari.

Un lavoro difficile e non indifferente, sottolineato ed elogiato anche dal sostituto procuratore Andrea Maggioni, titolare dell'inchiesta, che ha encomiato in conferenza stampa il lavoro di tutta la Digos di Agrigento e, in particolare, di Carlo Mossuto e dei poliziotti Lanfranco Lantieri, Francesco Ciulla e Stefano Moribondo.

Ma i ringraziamenti e le parole di lode sono state spese in quantità ottavio mosti-2 anche per il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti: il magistrato, pur di non tardare con gli arresti, ha scritto l'ordinanza durante le sue ferie estive. Un lavoro di squadra, tra magistratura e Polizia di Stato, che ha permesso di mettere la parola fine (si spera) alle ingiustizie legate ai favoritismi per le false invalidità.

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