Coronavirus, Montenegro: "Bussiamo al cuore di Cristo perché ci liberi da questo male"

Il cardinale di Agrigento invita tutti alla preghiera e a riscoprire la fede e l'umiltà

Don Franco Montenegro

"In questo momento in cui tutti ci sentiamo preoccupati e forse un po’ smarriti per via della diffusione del coronavirus sento il bisogno di raggiungervi, per manifestare a tutti e a ciascuno vicinanza e per rafforzare quel senso di famiglia che diventa più necessario soprattutto nelle situazioni difficili".

A rivolgersi agli agrigentini, e non solo, è il cardinale don Franco Montenegro, che ha inoltrato una lettera centrata appunto sul delicato momento vissuto anche dall'Agrigentino in merito alle misure di contenimento della diffusione del "Covid-19".

"L’epidemia in corso - dice il Cardinale - ci ha colto tutti di sorpresa; sapevamo di fenomeni simili nella storia ma, probabilmente, pensavamo che ne saremmo rimasti estranei. Ci poniamo tante domande: come è potuto succedere? Quando si troverà un rimedio? Cosa dobbiamo e possiamo fare? .... Passata l’emozione di panico o di paura legata alle tante informazioni che ci arrivano rimane l’interrogativo: cosa ci sta chiedendo il Signore? Vi confesso che da giorni mi porto dentro questa e altre domande, rispetto alle quali non so darmi risposte. Mi viene però da pensare - continua - che in un tempo in cui tutti ci sentivamo sicuri per il progresso scientifico e tecnologico, all’improvviso ci siamo trovati a fare i conti con un grande senso di precarietà".

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Il virus, dice infatti don Franco, ha messo in crisi le nostre certezze, rendendoci vulnerabili. "Forse, con più evidenza - continua - ci stiamo accorgendo di non essere onnipotenti, di non riuscire a dominare tutto, di non essere i padroni del mondo. Stiamo toccando con mano quello che dice Gesù nel Vangelo: 'anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede' (Lc 12,15). La precarietà ci ricorda – adesso più che mai – che siamo nelle mani di Dio, che siamo povere e deboli creature, con la mano tesa verso il Creatore, chiamate a superare tutte le coniugazioni del verbo “avere” per vivere meglio quelle del verbo amare”.

Il cardinale rincuora gli agrigentini, garantendo che "usciremo più forti da questa vicenda se la affronteremo con umiltà e se riprenderemo il cammino della vita sapendo che il problema non è quello di sostituirci a Dio ma di servirlo e di amarlo" e invitandoli ad una "profonda conversione della e nella nostra vita".  Rispetto alle limitazioni imposte anche nella vita di fede pubblica, Montenegro precisa: "ci sono state raccomandate delle limitazioni che ci chiedono di evitare assembramenti nelle chiese ma questo non vuol dire che non possiamo pregare. Dobbiamo bussare con forza al cuore di Dio  - continua - perché al più presto ci liberi da questo male. Dalle nostre comunità e dalle nostre case si innalzi incessante l’invocazione di aiuto e di misericordia. Sosteniamoci tutti con la preghiera - conclude -. Sentiamoci una sola famiglia e facciamo circolare tutto il bene possibile che Dio ha messo nel nostro cuore".

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Montenegro, tuttavia, nella sua lettera ribadisce anche la necessità di rispettare le linee guida più pratiche indicate dalle autorità competenti.

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