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L'inchiesta / Licata

L'inchiesta sul carabiniere arrestato, il gip: "Abusava abitualmente della sua qualità per sollecitare o accettare soldi o altre utilità"

Il giudice: "La condotta di Gianfranco Antonuccio, sebbene reiterata, non è strettamente correlata nelle finalità a fatti penalmente afferenti ai reati di criminalità organizzata"

"Alcuna connessione si rileva tra le condotte degli indagati e quella di altri in queste indagini non identificati, appartenenti all'associazione Cosa Nostra o ad altre associazioni per le quali si configura la competenza distrettuale di questo giudice. La condotta di Gianfranco Antonuccio, sebbene reiterata, non è strettamente correlata nelle finalità a fatti penalmente rilevanti del giudice distrettuale. La condotta di Antonuccio, rivelatasi occasionalmente nel corso di alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali afferenti ai reati di criminalità organizzata, dalle risultanze esposte dallo stesso pubblico ministero richiedente, appare qui sganciata ed autonoma rispetto agli ambienti di criminalità organizzata". Lo ha scritto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo. Antonella Consiglio, firmando l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il luogotenente dei carabinieri, in servizio alla compagnia di Licata, e per Filippa Condello, anch'essa finita in carcere. 

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"Quel che è emerso all'esito delle indagini oggi all'esame - scrive sempre il giudice per le indagini preliminari - è la pervicace, abituale, diffusa condotta di Gianfranco Antonuccio, focalizzata dal luglio 2021 al maggio 2022, consistente nell'abusare in modo sistematico e nei confronti di più soggetti di qualunque estrazione, della sua qualità di carabiniere in servizio presso la compagnia di Licata e prima in servizio a Naro, e di sollecitare o accettare denaro ed altre utilità da privati per compiere atti del suo ufficio o ad esso contrari". 

"Su Antonuccio erano emersi elementi nel corso delle investigazioni che hanno avuto ad oggetto la ricostruzione dell'assetto e dell'organigramma del mandamento di Canicattì, investigazioni che il 2 febbraio del 2021 hanno condotto al fermo (e alla successiva misura cautelare) tra gli altri dell'uomo d'onore Giancarlo Buggea e dell'avvocato Angela Porcello - ha scritto il pm nella sua richiesta di misura cautelare a carico del carabiniere - . Nel corso di una conversazione intrattenuta il 13 settembre del 2019, all'interno dello studio legale della Porcello, quest'ultima e l'anziano capomafia Luigi Bonocori manifestavano entrambi il forte timore di venire arrestati da lì a poco". Porcello - secondo quanto ricostruito - riferiva che "lei e Buggea avevano trascorso la notte a 'preparare le cose' e che lo stesso Buggea aveva impartito precise direttive qualora lo avessero arrestato. La donna riferiva - prosegue la ricostruzione del pm della Dda - di essersi attivata per acquisire informazioni su possibili arresti imminenti". Questa la frase che è stata addebitata all'avvocato Porcello: "Per capire cosa c'era nell'aria non è che mi sono firriata a destra, a manca, sopra e sotto ... ".  La persona interpellata dalla Porcello aveva risposto di non avere nessuna notizia di operazioni di polizia imminenti. La "fonte" della Porcello è stata identificata nell'indagato Gianfranco Antonuccio. E anche un mese prima, la Porcello, mentre si trovava in compagnia di Giancarlo Buggea, aveva contattato proprio l'Antonuccio - scrive il pm della Dda di Palermo -, telefonandogli all'utenza a lui intestata e chiedendogli di incontrarsi di persona per parlare di una questione, incontro che però Antonuccio aveva rimandato al proprio rientro dalle ferie e che poi non è stato accertato se si sia mai tenuto.   

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