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Braccianti venduti per 3 euro all'ora, le due donne a capo della banda restano in carcere

Il tribunale del riesame conferma l'ordinanza di arresto per le slovacche

Vera Cicakova, slovacca, 59 anni e la figlia Veronika, 37 anni, ritenute a capo dell'organizzazione che avrebbe sfruttato i migranti per 3 euro all’ora, provocando in un caso anche l’aborto di una donna costretta a lavorare in condizioni disumane e senza soste, restano in carcere. Lo ha deciso il tribunale del riesame, al quale si è rivolto il difensore delle due donne, l’avvocato Giovanni Pace, confermando l’ordinanza cautelare emessa dal gip di Agrigento Stefano Zammuto.

Per le due principali indagate dell’operazione “Ponos”, che l’8 novembre ha fatto scattare otto fermi, sono state confermate le accuse di associazione a delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento del lavoro. Nei giorni precedenti, invece, il riesame ha escluso l’associazione e il favoreggiamento per Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro e Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo che avrebbero coordinato l’attività della banda “intrattenendo rapporti con i committenti e i singoli lavoratori”. 

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