Cronaca

"Braccianti sfruttati in campagna per 3 euro all'ora", regge l'accusa di associazione a delinquere

Il tribunale del riesame mette un primo punto fermo dell'inchiesta "Ponos" e conferma l'ordinanza del gip

La banda che avrebbe sfruttato i migranti per 3 euro all’ora, provocando in un caso anche l’aborto di una donna costretta a lavorare in condizioni disumane e senza fermarsi, era una vera e propria organizzazione per delinquere. È il primo punto fermo messo dal tribunale del riesame che ha consolidato il profilo più importante dell’inchiesta “Ponos”, confermando il provvedimento del gip Stefano Zammuto che aveva emesso le ordinanze cautelari dopo i fermi disposti dalla Procura.

I giudici del tribunale della libertà, in particolare, pronunciandosi sul ricorso presentato dell’avvocato Daniele Re, difensore di Emilio Lombardino, 46 anni di Porto Empedocle, hanno confermato le accuse di associazione a delinquere e sfruttamento del lavoro annullando, sotto il profilo indiziario, le accuse di violazione del testo unico sull’immigrazione. Nelle prossime ore sono attesi gli altri provvedimenti.

Lombardino, durante l’interrogatorio di convalida dei fermi, ha ammesso al giudice di essere stato pagato per trasportare i braccianti sfruttati col furgone "caricando", per un guadagno di 3 euro per ogni lavoratore, fino a venti persone ammassate sul mezzo che ha una capienza di otto passeggeri. Il riesame ha mantenuto la stessa misura cautelare disposta dal giudice, vale dire l’obbligo di firma quotidiano. Il gip Zammuto non ha convalidato il provvedimento ritenendo che non vi fosse il pericolo di fuga ma ha applicato delle misure cautelari per i nove indagati. 

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