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Cronaca

Ancora una volta piazze vuote a Capodanno, Analfino: "La musica? Senza i live non si vive"

Il leader dei Tinturia si fa portavoce di un intero settore, che ancora una volta si vede vietata la possibilità di lavorare a causa delle misure anti-Covid

Ancora un capodanno in "silenzio", con le case piene (questa volta nessun limite numerico ai cenoni) e le piazze totalmente vuote, con spettacoli musicali e iniziative di ogni tipo totalmente proibite. Una nuova "mazzata" per chi di musica vive, con un settore, quello dei "Live" che più di altri sta patendo la pandemia.

A lanciare una denuncia in tal senso era stato, nei giorni scorsi, il gruppo dei "Tinturia": erano pronti a partire per un "concertone" a Messina, ma è stato tutto annullato.

"Noi resistiamo ancora, tanto il nostro non è un vero lavoro ma un gioco del quale si può fare a meno. Da circa 2 anni pieni, la pandemia ci ha costretti a rinunziare al nostro lavoro - hanno scritto sulla loro pagina Facebook -. Siamo assolutamente, e rimaniamo, in linea con le misure cautelari che stanno prendendo i vari governi per evitare il dilagare del virus che sta prendendo conseguenze sempre più drammatiche, ma rimaniamo abbastanza turbati dalla facilità con la quale, politici e società civile, stanno trattando la triste sorte alla quale sono condannati chi, come noi, vive di musica e di spettacolo".

Lello (Analfino, leader e cantante dei Tinturia), è così? Ormai la musica non è un vero lavoro?

"Assolutamente sì. Oggi è necessario trovare altro di cui vivere nella vita, dato che gli spettacoli dal vivo sono divenuti ormai impossibili da realizzare, nonostante oggi sia possibile andare a teatro, al cinema o ad una partita di calcio. Fino a pochi mesi fa le piazze erano piene per i comizi politici. Siamo strenui sostenitori delle misure anticovid, crediamo siano essenziali per superare questa fase storica di emergenza, ma ci chiediamo se si valutino effettivamente le ricadute su alcune categorie come appunto quella dei musicisti, ma anche dei fonici, di coloro che si occupano dei service eccetera".

Anni fa i "Tinturia" scrissero una canzone che oggi appare molto attuale, si chiamava "Precario"...

"Purtroppo quello del musicista è stato sempre un lavoro precario, nessuno di noi avrà una pensione vera e propria. Quella che ci stiamo trovando ad affrontare però è una situazione che non ha precedenti e che soprattutto non ha al momento effettivi spiragli di soluzione".

E nessuno sembra vederlo..

"Questa è una cosa che letteralmente mi manda in bestia: è possibile che la politica, la società civile, nessuno veda cosa sta accadendo? C'è un intero settore che produce cultura e che oggi sta lentamente morendo nel disinteresse generale. E' una cosa che fa davvero male".

Quale la soluzione?

"Come musicisti chiediamo solo che il nostro settore non sia l'unico pienamente penalizzato dalle misure antiCovid. Mi chiedo: se è possibile stare ammassati su un autobus (con la mascherina sulla faccia, è ovvio) perché non si può partecipare ad un concerto all'aperto?".

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