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Agrigento Capitale della cultura 2025, dopo 2 mesi la fondazione è ancora "azzoppata"

Manca la necessaria omologa: la struttura non ha ancora nemmeno un conto in banca e non può assegnare incarichi né stipulare accordi

E' stata attesa per mesi, indicata come l'unica strada che poteva essere percorsa per affrontare la sfida di Agrigento Capitale della Cultura 2025, ma a distanza di 2 mesi dalla sua costituzione la fondazione pubblica voluta dai soci fondatori ad ogni costo, è al momento non ancora operativa.

Se, infatti, la struttura è stata ufficialmente costituita il 17 febbraio scorso dopo lunga, lunghissima, fase di gestazione, ancora oggi attende l'omologa legale che la renderà operativa. Ciò significa che al momento non solo non potrà creare ad esempio un conto in banca, ma nemmeno procedere alla nomina del progettista Roberto Albergoni quale direttore generale, con la conseguenza che tutto ciò che si fa al momento è solo "ufficioso".

Così, se i rumors parlano già di tensioni all'interno del consiglio di amministrazione della fondazione, intanto è il presidente Giacomo Minio a farsi carico di tutto: dal confronto con partners e e potenziali investitori al tema della messa in campo dei progetti da presentare e che, tuttavia, spetterà al Comune di Agrigento proporre al comitato tecnico della Regione.

Anzi, anche in tal senso si registra un ritardo: secondo quanto stabilito dal presidente Renato Schifani e dall'assessore ai Beni culturali, Palazzo dei giganti avrebbe dovuto relazionare già a fine marzo e sta approfittando adesso di una proroga già prevista nello stesso decreto fino a fine giugno. Entro quella data però tutto dovrà essere "nero su bianco", pena, probabilmente, la decisione di Palermo di prendere definitivamente in mano la gestione di tutta la macchina organizzativa.

“Noi stiamo lavorando – ci tiene a precisare Minio -. Io sto svolgendo numerosi incontri con vari soggetti interessati a sostenere Capitale della Cultura, e ci stiamo confrontando anche con gli enti pubblici, ovviamente. Stiamo anche cercando il contributo dei privati, ma anche, ci auguriamo, sponsorizzazioni per i grande eventi come avvenuto in altre capitali della cultura, anche perché stiamo mettendo in campo un programma di qualità che presenteremo alla città ma anche agli stakeholders e che sarà aperto a tutti per apporto di idee e risorse. Spero entro la primì a decade di maggio. Ovviamente il nostro è un ragionamento in prospettiva. Se noi lavorassimo solo per il 2025 avremmo fatto il nostro, ma non avremmo dato alcun contributo alla città. Invece dobbiamo partire dal 2025 per fare sì che quanto si innesta possa durare per gli anni successivi, per 5 anni almeno. Dobbiamo seminare elementi di sviluppo culturale, sociale e turistico”.

Intanto tra questa e la prossima settimana si terranno nuovi incontri a Palermo per mettere in moto la macchina organizzativa, a sette mesi circa dalla partenza dell’anno di Capitale della cultura.

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