"Giro di usura ed estorsione", due fratelli dal gup: rigettata richiesta di patteggiamento

Secondo il giudice Stefano Zammuto, la pena di 4 anni di reclusione non è "congrua rispetto alle imputazioni" per il 63enne Giuseppe Maira: entrambi saranno giudicati in abbreviato

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Patteggiamento a 4 anni rigettato: il gup Stefano Zammuto ritiene che la pena non sia "congrua alle imputazioni" e respinge la richiesta di applicazione che il pubblico ministero Elenia Manno e l'avvocato Maria Marchese avevano presentato per Giuseppe Maira, 63 anni, di Canicattì, imputato insieme al fratello Antonio, di sei anni più grande, di estorsione aggravata ed usura.

Il giudice, in seguito alla richiesta di convalida del fermo, disposto il 9 dicembre dal pm, aveva disposto la custodia in carcere per Giuseppe e gli arresti domiciliari per Antonio, con l'applicazione del braccialetto elettronico. L'accordo per il patteggiamento - che il giudice ha poi bloccato - era stato raggiunto dopo che l'imputato aveva rilasciato delle dichiarazioni di sostanziale ammissione.

Lo stesso Giuseppe Maira ha tentato poi di scagionare il fratello Antonio dicendo di aver fatto "tutto da solo". La strategia processuale della difesa di entrambi gli imputati (Antonio Maira è assistito dall'avvocato Giovanni Salvaggio), a quel punto, è stata quella del giudizio abbreviato.

Il 16 novembre saranno interrogati entrambi. L'accusa principale è quella mossa da un imprenditore che, secondo la sua versione, sarebbe stato costretto a restituire 70mila euro a fronte di un prestito di 25mila euro: per questa vicenda sono contestati i reati di usura e tentata estorsione. L'indagine ha accertato altri due episodi di usura con altre vittime di cui sarebbe responsabile il solo Giuseppe.

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Nel primo caso, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe fatto un prestito di 5.800 euro facendosi poi consegnare 11.000. Il terzo imprenditore rimasto vittima di Giuseppe Maira, invece, sarebbe stato costretto, dal novembre del 2015 al gennaio 2019, a pagare il 10 per cento di interessi su un prestito di 35mila euro. Le vittime, assistite dall'avvocato Calogero Meli, si sono costituite parte civile insieme a Sos imprese e Rete per la Legalità, difese dall'avvocato Natalija Bukumirovic. 

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