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Usura e tentata estorsione, condannati due fratelli

Una delle vittime, per sfuggire alle richieste di denaro e alle minacce, era pure fuggita ma in un secondo momento hao denunciato: 5 anni a Giuseppe Maira, 4 anni e 8 mesi ad Antonio

Cinque anni di reclusione per Giuseppe Maira, 63 anni; 4 anni e 8 mesi per il fratello Antonio di 6 anni più grande. Questo il verdetto del giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, nei confronti dei due fratelli, accusati di avere messo in piedi un giro di usura ed estorsioni che aveva costretto una delle tre vittime a fuggire in Veneto dove avrebbe comunque continuato a subire minacce e pressioni. 

La pena sarebbe stata superiore di un terzo se i difensori - gli avvocati Giovanni Salvaggio e Maria Marchese - non avessero chiesto il giudizio abbreviato. 

L'accusa principale è quella mossa da un imprenditore che, secondo la sua versione, sarebbe stato costretto a restituire 70mila euro a fronte di un prestito di 25mila euro: per questa vicenda sono contestati i reati di usura e tentata estorsione. L'indagine ha accertato altri due episodi di usura con altre vittime di cui sarebbe responsabile il solo Giuseppe. Nel primo caso, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe fatto un prestito di 5.800 euro facendosi poi consegnare 11.000. Il terzo imprenditore rimasto vittima di Giuseppe Maira, invece, sarebbe stato costretto, dal novembre del 2015 al gennaio 2019, a pagare il 10 per cento di interessi su un prestito di 35mila euro.

Le vittime, assistite dall'avvocato Calogero Meli, si sono costituite parte civile insieme a Sos imprese e Rete per la Legalità, difese dall'avvocato Natalija Bukumirovic: adesso gli imputati dovranno pure risarcirle.

Per Giuseppe Maira è stata decisa anche una multa di 20.000 euro; 16.666 euro per il fratello.

Il pubblico ministero Elenia Manno aveva chiesto la condanna a 6 anni per Giuseppe, 4 anni e 8 mesi per Antonio. I due imputati, arrestati il 9 dicembre dell'anno scorso, si trovano entrambi agli arresti domiciliari. 

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