"Usura e tentata estorsione", dopo la fuga delle vittime la denuncia: chiesta condanna per due fratelli

Il pm propone 6 anni di reclusione per Giuseppe Maira, 4 anni e 8 mesi per Antonio. Anche un'associazione antiracket chiede i danni

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Settantamila euro per saldare un prestito di 25mila con minacce nei confronti delle vittime che, in effetti, in un primo momento erano state molto poco propense a denunciare salvo poi fare marcia indietro e costituirsi pure parte civile.

Il pubblico ministero Elenia Manno ha chiesto la condanna dei fratelli Antonio e Giuseppe Maira, rispettivamente 69 e 63 anni di Canicattì, accusati di concorso in estorsione aggravata ed usura. Sei anni è la proposta di pena per Giuseppe, 4 anni e 8 mesi per Antonio. 

I due imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Salvaggio e Maria Marchese, in occasione dell'interrogatorio, si erano difesi respingendo le accuse mosse da un imprenditore che, secondo la sua versione, sarebbe stato costretto a restituirgli 70mila euro a fronte di un prestito di 25mila euro: per questa vicenda sono contestati i reati di usura e tentata estorsione. L'indagine ha accertato altri due episodi di usura con altre vittime di cui sarebbe responsabile il solo Giuseppe. 

La prima vittima, dopo avere denunciato i due fratelli in maniera “informale”, ha avuto dei tentennamenti. In ogni caso ha fatto scattare l'indagine, con le consuete intercettazioni e i servizi di osservazione e controllo a distanza, che ha consentito di raccogliere elementi a supporto dell'accusa. Poi, dopo essersi rifugiato in Veneto per tentare di fuggire ai suoi strozzini che lo avrebbero pure minacciato, oltre che avvicinato attraverso i familiari, decise di parlare e raccontare tutto. Due delle tre vittime, assistite dall'avvocato Calogero Meli, si sono costituite parte civile insieme a Sos imprese e Rete per la Legalità, difese dall'avvocato Natalija Bukumirovic. 

Il 22 gennaio, dopo le arringhe dei difensori degli imputati, il gup Stefano Zammuto emetterà la sentenza.  

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