"Uccise vicino a colpi di pistola dopo lite per il passaggio sulla strada", processo al via

Prima udienza in Corte di assise in seguito al rinvio a giudizio e al sequestro dei beni di Carmelo Rubino, accusato dell'omicidio del coetaneo Vincenzo Sciascia Cannizzaro

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro l'imputato

Saranno il dirigente del commissariato di Canicattì, Cesare Castelli, e il capitano Luigi Pacifico, comandante della compagnia, i primi testi del processo a carico di Carmelo Rubino, l'agricoltore pensionato di 69 anni, reo confesso del delitto del coetaneo Vincenzo Sciascia Cannizzaro, anche lui agricoltore, al quale avrebbe sparato diversi colpi di pistola al volto al culmine di una serie di litigi dovuti al diritto di passaggio su una strada interpoderale che portava ai loro terreni.

La Corte di assise di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, con a latere Agata Anna Genna, questa mattina, ne ha disposto la citazione dopo che il pubblico ministero Paola Vetro, l'avvocato di parte civile Calogero Meli, che assiste i familiari della vittima, e i difensori dell'imputato - gli avvocati Francesco Gibilaro e Diego Guadagnino - hanno illustrato i rispettivi mezzi di prova.

L'omicidio è avvenuto il 27 settembre dell'anno scorso proprio nel terreno della vittima in contrada Calici. Rubino sostiene di avere sparato perchè il vicino gli si stava scagliando contro in maniera violenta. 

L'accusa del pm, invece, è quella di omicidio aggravato con le aggravanti della premeditazione e dell'avere agito "per motivi abietti e futili" oltre alla detenzione di arma clandestina. 

Rubino, sostiene l'accusa, sarebbe andato a casa di Sciascia Cannizzaro senza neppure l’intenzione di avviare un tentativo di chiarimento. Il fratello della vittima, principale teste dell’accusa, ha detto di avere assistito alla scena a distanza di poche decine di metri e di avere visto l’imputato scendere dall’auto e sparare al volto del fratello che era andato incontro a lui.

I familiari della vittima, intanto, oltre a costituirsi parte civile, hanno ottenuto che i beni dell'imputato - terreni, magazzini e immobili - venissero sottoposti a sequestro conservativo in vista di un eventuale risarcimento in caso di condanna: questo perchè, dal contenuto di alcune intercettazioni disposte in carcere, in occasione di alcuni colloqui con i familiari avrebbe manifestato l'intenzione di far sparire i suoi beni, evidentemente per sottrarli ad eventuali azioni risarcitorie. 

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