Agguato con sparatoria per partita di droga scadente, parte appello per due imputati

In primo grado i giudici hanno escluso l'accusa di tentato omicidio, uno dei tre sotto accusa è morto prima del verdetto

Vincenzo Mongitore

Falsa partenza, in Corte di appello, davanti alla terza sezione penale, del processo a carico di Giuseppe Sorce e Vincenzo Mongitore accusati di avere preso parte ad una sparatoria fra due fazioni insieme al padre di quest'ultimo, morto prima che si concludesse il processo di primo grado.

I giudici, per un problema di salute del difensore della parte civile, hanno rinviato l'udienza, destinata alle conclusioni di procura generale, della stessa parte civile e della difesa, al 7 giugno.  

I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, il 17 aprile dell'anno scorso, hanno condannato per detenzione illegale di arma a tre anni di reclusione Giuseppe Sorce. È stato assolto, invece, Vincenzo Mongitore "per non avere commesso il fatto" e lo stesso Giuseppe Sorce accusato di avere esploso dei colpi d'arma contro i suoi avversari è stato scagionato dall'accusa di tentato omicidio "perché il fatto non costituisce reato".

Mongitore, infatti, è imputato in appello solo per gli effetti civili: in sostanza, se la Corte dovesse riconoscerlo responsabile di tentato omicidio, come chiesto da Sorce, che attraverso il suo difensore, l'avvocato Angela Porcello, ha impugnato la condanna per l'arma, al massimo dovrà pagare il risarcimento.

L’agguato, sembrerebbe dettato da un contrasto per una vendita di una partita di droga scadente, è avvenuto il 16 settembre del 2015. I Mongitore - padre e figlio, difesi dall'avvocato Calogero Meli, - sarebbero andati nell’abitazione di Sorce, in contrada Coda Volpe, a Canicattì, per ucciderlo a colpi di pistola: l’uomo avrebbe risposto al fuoco.

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