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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca Canicattì

Trentasettenne picchiato e ridotto in fin di vita, giudizio abbreviato per due connazionali

Constantin Toderita, 45 anni e Petru Poenaru, 42 anni, sono accusati di averlo massacrato provocandogli numerose fratture, al volto e al costato, e gravi lesioni all'addome e al torace

Giudizio abbreviato per Constantin Toderita, 45 anni e Petru Poenaru, 42 anni, rumeni, accusati del brutale pestaggio, per futili motivi, ai danni di un loro connazionale, che riportò gravissime conseguenze. E' la strategia processuale dei difensori, gli avvocati Giovanni Salvaggio e Filomena La Vecchia, in seguito alla decisione del gip Luisa Turco che, accogliendo la richiesta del pm Gianluca Caputo, ha disposto il rito immediato saltando, quindi, l'udienza preliminare.

Il processo, nel quale la presunta vittima si costituirà parte civile con l'assistenza dell'avvocato Calogero Lo Giudice, è in programma il 28 aprile. I due imputati, che avrebbero pestato con calci e pugni il connazionale, colpendolo con violenza con una radio al volto, durante l'interrogatorio di convalida si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. 

Il fermo è stato eseguito dai poliziotti della squadra mobile e del commissariato di Canicattì il 23 maggio, dopo diversi interrogatori che avrebbero fatto luce sul brutale pestaggio del rumeno finito, due giorni prima, in ospedale, in prognosi riservata, con numerose fratture, al volto e al costato, e gravi lesioni all'addome e al torace.

L'uomo, dopo l'intervento di una volante, è stato soccorso da un'ambulanza e finito in rianimazione all'ospedale San Giovanni di Dio. All'origine di quello che, secondo il gip Stefano Zammuto, che si occupò della convalida, potrebbe essere stato un tentato omicidio, vi sarebbero futili motivi neppure messi a fuoco. I due rumeni, con diversi precedenti (Poenaru era stato già accusato di un pestaggio ai danni della stessa vittima) avrebbero picchiato il connazionale, completamente ubriachi, all'interno di un casolare disabitato di campagna in via Gaeta dove, pare, andassero proprio per ubriacarsi.

Al fatto avrebbero assistito alcuni testimoni. Si tratta di altri connazionali che abitavano non molto distanti e che hanno sentito le urla di dolore della vittima. Uno dei testimoni avrebbe pure deciso, trovandosi in quell'immobile, di nascondersi sotto un letto. Nonostante il contesto di  profondo degrado sociale, i connazionali hanno deciso - sembrerebbe con qualche reticenza iniziale, poi superata - di dare un contributo decisivo nell'individuare i due aggressori che sono stati pure riconosciuti in foto e che erano a loro noti per essere violenti. 

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