Cronaca

Al pronto soccorso per la rottura di una vena, muore per arresto cardiaco: chiesti oltre 250 mila euro

L'erede ha chiesto al tribunale, previo tentativo di componimento della lite, di "accertare e dichiarare il nesso di casualità tra il decesso e il comportamento colposo, negligente, imprudente e imperito dei sanitari"

Finisce al pronto soccorso dell'ospedale "Barone Lombardo" di Canicattì, trasferitovi con ambulanza del 118, per emorragia all'arto inferiore a seguito della rottura di una vena. Dopo medicazioni ed esami vari, viene disposta una consulenza cardiovascolare. Era il 19 marzo del 2019. L'indomani, l'uomo s'è recato al "Sant'Elia" di Caltanissetta dove "con notevole ritardo" - stando a quanto emerge dagli atti della citazione a giudizio - è stato portato al reparto di Medicina interna dove è deceduto il 24 marzo per arresto cardiaco. L'erede ha chiesto al tribunale di Caltanissetta, previo tentativo di componimento della lite, di "accertare e dichiarare il nesso di casualità tra il decesso e il comportamento colposo, negligente, imprudente e imperito dei sanitari e i profili di responsabilità dell'azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta e dell'Asp di Agrigento, nonché di procedere alla quantificazione dei danni, già predeterminati in complessivi 252.375 euro". L'udienza è stata fissata per il 17 giugno. 

L'interesse dell'Asp di Agrigento è, naturalmente, quello di costituirsi in giudizio per sostenere la correttezza dell'operato e per ottenere il rigetto delle pretese avanzate. L'azienda ha deciso di conferire l'incarico di difesa e rappresentanza ad un avvocato esterno. Legale che verrà nominato dal commissario straordinario Mario Zappia. E questo perché il responsabile del servizio Legale ha comunicato di non poter assumere l'incarico perché le date sono concomitanti a precedenti adempimenti processuali o d'ufficio. 

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