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Cronaca Canicattì

Presunta banda di rapinatori davanti ai giudici, l'imputato si difende: "Nei guai per invidia"

Il trentanovenne Diego Cutaia respinge le accuse: "La persona che mi accusa mi ha messo in mezzo perchè frequentavo una ragazza e gli dava fastidio". Processo agli sgoccioli dopo quasi 20 anni dai fatti

"Non ho mai commesso rapine, sono stato accusato falsamente del colpo al Q8 del 22 dicembre del 2004 perchè frequentavo una ragazza e alla persona che mi accusa dava fastidio. Ho fatto tanti errori ma non c'entro nulla con questa storia": il trentanovenne Diego Cutaia, imputato insieme a Lorenzo Licalzi, di 3 anni più giovane, di alcune rapine commesse tanti anni fa, si difende.

Lo ha fatto all'ultima udienza del processo, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, prima della requisitoria del pubblico ministero Gianluca Caputo e dell'arringa difensiva dell'avvocato Calogero Lo Giudice. 

Cutaia e Licalzi sono accusati di quattro rapine, ai danni di distributori di benzina e banca. I due canicattinesi, in particolare, avrebbero messo a segno, insieme a un minorenne e a dei complici non individuati, quattro assalti commessi fra il novembre del 2004 e il febbraio successivo.

Cutaia, armato di pistola, avrebbe rapinato un distributore di benzina di Canicattì e una banca di Camastra ottenendo un bottino complessivo di 17 mila euro. “Sono entrati in tre - ha ricostruito un impiegato dell'istituto di credito in aula nelle udienze precedenti-. Uno a volto coperto restò vicino alla bussola e altri due con la pistola fecero mettere gli altri clienti in fila e ci obbligarono a consegnare i soldi”. Li Calzi, sempre con una pistola, avrebbe rapinato due distributori di benzina di Canicattì e Naro e in quest’ultimo caso l’addetto al distributore fu colpito con un pugno al volto.

Uno dei poliziotti sentiti in aula, che arrestò, dopo un inseguimento Li Calzi e un complice minorenne, fuggiti a piedi dopo la rapina in un benzinaio, ha ricostruito pure l'episodio della "firma" sul tetto di un'auto come se gli autori del colpo avessero voluto far capire che avevano messo in piedi una "banda" dicendo che erano "quelli della Uno bianca".

Le indagini sono rimaste in “ghiaccio” per tanti anni fino alla decisione di chiedere il rinvio a giudizio. La prescrizione, comunque, non sarebbe ancora maturata. Il 15 marzo sono in programma le conclusioni di procura e difesa.

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