"Siamo quelli della Uno bianca", rapinatori seriali pensavano di mettere in piedi una banda?

Investigatore rivela in aula che gli autori di uno dei colpi al centro del processo lasciarono una "firma"

"Siamo quelli della Uno bianca": i canicattinesi Diego Cutaia, 35 anni, e Lorenzo Licalzi, 32 anni, avrebbero lasciato pure la "firma" sul tetto di un'auto, con delle incisioni scritte con un oggetto appuntito sul tetto della vettura che si trovava sul luogo di una delle rapine.

Lo ha rivelato Angelo Lucio Corvitto, un poliziotto in servizio al commissariato di Canicattì che prese parte all'indagine approdata in aula, dopo oltre quindici anni dai fatti, con mille difficoltà da parte dei testimoni, comprese le vittime e gli agenti che all'epoca hanno indagato, a ricostruire la vicenda e i ruoli. Sul banco degli imputati i due presunti responsabili di quattro rapine, ai danni di distributori di benzina e banca.

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I due canicattinesi, difesi dagli avvocati Gero Lo Giudice e Angela Porcello, sono accusati di avere messo a segno, insieme a un minorenne e a dei complici non individuati, quattro assalti commessi fra il novembre del 2004 e il febbraio successivo. Cutaia, armato di pistola, avrebbe rapinato un distributore di benzina di Canicattì e una banca di Camastra ottenendo un bottino complessivo di 17 mila euro. 

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