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Cronaca Canicattì

"Rapinano imprenditori e li speronano col camion", padre e figlio rinviati a giudizio

Antonino e Massimo Putano, dopo avere tentato un furto in un allevamento, avrebbero cercato di investire i proprietari con un furgone

"Ricordati che mi chiamo Putano e se mi denunci passerai guai". Antonino Putano, 74 anni e il figlio Massimo, 45 anni, finiscono a processo con l'accusa di rapina aggravata ai danni di un imprenditore di Canicattì che li avrebbe sorpresi a rubargli trenta tubi di irrigazione.

A decidere il rinvio a giudizio, accogliendo la richiesta del pm Paola Vetro, è stato il gup Stefano Zammuto. L'episodio al centro della vicenda risale al 13 agosto del 2018. Padre e figlio, con un autocarro, sarebbero entrati dentro un allevamento per rubare dei tubi dell'irrigazione, venendo scoperti da uno dei proprietari che si trovava all'interno. Uno dei proprietari dell'attività intimò ai due intrusi, secondo la ricostruzione dell'episodio, di fermarsi e lasciare i tubi che erano stati già caricati sul mezzo.

La risposta sarebbe stata molto eloquente: Massimo Putano lo avrebbe minacciato di passare guai se lo avesse denunciato ostentando il suo cognome e, quindi, vantando uno spessore criminale. Subito dopo sarebbero saliti sull'autocarro per fuggire con la refurtiva incontrando la resistenza dei proprietari che avrebbero cercato di bloccarli inseguendoli con la loro auto e venendo, invece, speronati. I poliziotti del commissariato, al termine di un'indagine lampo e grazie alla testimonianza delle vittime, li hanno individuati e arrestati. 

I due imputati, che hanno nominato come difensori gli avvocati Calogero Lo Giudice e Calogero Meli, compariranno davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, a partire dal 26 gennaio per l'inizio del dibattimento. 

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