"Rapinano imprenditori e li speronano con il camion", giudizio abbreviato per padre e figlio

Antonino Putano, 74 anni e il figlio Massimo, 45 anni, erano stati sorpresi dal proprietario a rubare dei tubi dell'irrigazione

Foto archivio

"Ricordati che mi chiamo Putano e se mi denunci passerai guai". Antonino Putano, 74 anni e il figlio Massimo, 45 anni, rischiano adesso una condanna per l'accusa di rapina aggravata ai danni di un imprenditore di Canicattì che li aveva sorpresi a rubargli trenta tubi di irrigazione. Il pubblico ministero Paola Vetro ha chiesto nei loro confronti il rinvio a giudizio per l’accusa di rapina aggravata e, questa mattina, è iniziata l’udienza preliminare davanti al gup Stefano Zammuto.

I difensori, gli avvocati Angela Porcello e Gero Lo Giudice, hanno anticipato l'intenzione di chiedere il giudizio abbreviato e il giudice ha rinviato l'udienza al 9 marzo.

L'episodio al centro della vicenda risale al 13 agosto del 2018. Padre e figlio, con un autocarro, sarebbero entrati dentro un allevamento per rubare dei tubi dell'irrigazione, venendo scoperti da uno dei proprietari che si trovava all'interno. Il proprietario dell'attività intimò ai due intrusi, secondo la ricostruzione dell'episodio, di fermarsi e lasciare i tubi che erano stati già caricati sull'autocarro.

La risposta sarebbe stata molto eloquente: Massimo Putano lo avrebbe minacciato di passare guai se lo avesse denunciato ostentando il suo cognome e, quindi, vantando uno spessore criminale. Subito dopo sarebbero saliti sull'autocarro per fuggire con la refurtiva incontrando la resistenza dei proprietari che avrebbero cercato di bloccarli inseguendoli con la loro auto e venendo, invece, speronati. I poliziotti del commissariato, al termine di un'indagine lampo e grazie alla testimonianza delle vittime, li hanno individuati e arrestati.

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