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Un frame fornito dagli inquirenti, nel riquadro Leonardo Capizzi

Un frame fornito dagli inquirenti, nel riquadro Leonardo Capizzi

La rapina con spaccata al bar, 43enne si difende: "Non c'entro nulla"

Leonardo Capizzi, accusato di avere messo a segno la rocambolesca rapina insieme a due minorenni, nega il suo coinvolgimento. I pm gli contestano pure un altro assalto: a tradirlo è stato l'accento agrigentino

Si difende e nega di essere uno dei componenti della banda che, il 25 ottobre, ha messo a segno, insieme a due quindicenni, la rapina ai danni del bar "Opera" di Caltanissetta e la tentata rapina commessa al bar “Bingo”, di via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Leonardo Capizzi, 43 anni, arrestato pochi giorni prima, sempre per l'accusa di rapina oltre che per furto, ha risposto al giudice negando i fatti.

L'indagato, che ha alle spalle una lunghissima serie di precedenti penali, difeso dagli avvocati Calogero Meli e Angela Porcello, è comparso, nella sala interrogatori del carcere di Caltanissetta ed è stato interrogato in remoto dal gip David Salvucci, che ha firmato l'ordinanza cautelare. Capizzi si è difeso dicendo di essere del tutto estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Le indagini scattarono all'alba del 25 ottobre quando i poliziotti delle Volanti si ritrovarono davanti la saracinesca spaccata del bar "Opera" di via Filippo Paladini.

I poliziotti dell'Antirapina della squadra mobile nissena si sono subito concentrati su un dettaglio che non è risultato essere di poco conto: sembrava trattarsi di rapinatori in trasferta. Sulla base delle prime dichiarazioni raccolte, gli agenti apprendevano che l’accento poteva essere delle zone dell’Agrigentino. "Individuata la targa dell’autovettura utilizzata dai rapinatori, si comprendeva che i soggetti erano di Canicattì e, pertanto, scattava il coordinamento con il personale del commissariato di Canicattì - hanno reso noto dalla Questura di Caltanissetta - . L'analisi dei filmati, sia delle telecamere interne del bar sia delle telecamere cittadine, consentiva di identificare i tre rapinatori canicattinesi che avevano agito - prosegue la ricostruzione ufficiale - anche con la complicità di una donna rimasta non identificata".

Capizzi, secondo l'accusa, avrebbe minacciato il titolare brandendo una spranga di ferro e mandando in frantumi il vetro in plexiglass posto davanti alla cassa come misura anti Covid. Uno dei due minori, quindi, si sarebbe impossessato della somma di 1.000 euro custodita all’interno del registratore di cassa e l’altro minore avrebbe fatto da palo appena fuori il bar, in fondo alla via Paladini, insieme alla donna. La pronta reazione del titolare e di alcuni avventori avrebbe poi messo in fuga i rapinatori ma uno dei minori rimaneva bloccato all’interno, scatenando l’ira di Capizzi che, una volta recuperata l’autovettura con cui erano andati a Caltanissetta, avrebbe sfondato la saracinesca con l'auto, creando un varco per facilitarne la fuga.

Capizzi e uno dei minori (il loro interrogatorio è fissato per mercoledì) avrebbero tentato pure di rapinare il bar “Bingo” di via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Per travisare il volto, in questo caso, sarebbe bastata la mascherina che, in questo periodo, va indossata da tutti. Il titolare, nonostante la minaccia di una spranga, avrebbe reagito mettendoli in fuga. 

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