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foto archivio

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"Speronano imprenditore con l'auto dopo la rapina", padre e figlio dal gup

Antonino e Massimo Putano avrebbero cercato di investire il proprietario di un'azienda agricola al quale avevano sottratto dei tubi

"Ricordati che mi chiamo Putano e se mi denunci passerai guai". Antonino Putano, 74 anni e il figlio Massimo, 45 anni, rischiano adesso una condanna per l'accusa di rapina aggravata ai danni di un imprenditore di Canicattì che li aveva sorpresi a rubargli trenta tubi di irrigazione. Il pubblico ministero Paola Vetro aveva chiesto nei loro confronti il rinvio a giudizio e la difesa aveva scelto la strategia processuale del giudizio abbreviato.

Il giudice Stefano Zammuto, tuttavia, ha dovuto rinviare la requisitoria del pm e le arringhe difensive perchè Massimo Putano è rimasto senza difensore in seguito all'arresto nell'operazione antimafia Xydi e alla successiva cancellazione dall'Ordine dell'avvocato Angela Porcello. Si torna in aula il 25 maggio, nel frattempo saranno attivate le procedure per la nomina di un difensore di ufficio salvo che non ne nomini uno di fiducia. Il padre, invece, è difeso dall'avvocato Calogero Lo Giudice.

L'episodio al centro della vicenda risale al 13 agosto del 2018. Padre e figlio, con un autocarro, sarebbero entrati dentro un'azienda agricola per rubare dei tubi dell'irrigazione, venendo scoperti da uno dei proprietari che si trovava all'interno. Il proprietario dell'attività intimò ai due intrusi, secondo la ricostruzione dell'episodio, di fermarsi e lasciare i tubi che erano stati già caricati sull'autocarro.

La risposta sarebbe stata molto eloquente: Massimo Putano lo avrebbe minacciato di passare guai se lo avesse denunciato ostentando il suo cognome e, quindi, vantando uno spessore criminale. Subito dopo sarebbero saliti sull'autocarro per fuggire con la refurtiva incontrando la resistenza dei proprietari che avrebbero cercato di bloccarli inseguendoli con la loro auto e venendo, invece, speronati. I poliziotti del commissariato, al termine di un'indagine lampo e grazie alla testimonianza delle vittime, li hanno individuati e arrestati.

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