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Morto per i pugni al volto ricevuti, chiesta condanna a 8 anni e 8 mesi per l'aggressore

Il ventinovenne Giuseppe Cutaia avrebbe colpito il padre di un amico con cui aveva avuto un litigio provocandone la morte

Otto anni e otto mesi di reclusione per l'accusa di omicidio preterintenzionale: secondo il pubblico ministero Paola Vetro, il ventinovenne Giuseppe Cutaia, colpendo con alcuni pugni al volto il padre quarantaseienne di un amico, che aveva deciso di intervenire in un contrasto fra ragazzi, ne provocò la morte.

La pena proposta di un magistrato della Procura sarebbe stata di oltre tredici anni se i difensori, gli avvocati Angela Porcello e Diego Guadagnino, non avessero chiesto il giudizio abbreviato. La vittima si chiamava Giuseppe Cacciatore e sarebbe intervenuto in difesa del figlio in occasione di un contrasto con l’imputato. 

La vicenda risale al 26 agosto del 2015 quando il ragazzo, secondo la ricostruzione della vicenda, a margine di un incontro per risolvere un litigio precedente avuto con il figlio di Cacciatore, avrebbe colpito con alcuni pugni al volto l’uomo che morì poco dopo. In un primo momento gli inquirenti indagarono per l’ipotesi di reato di lesioni personali ipotizzando che non vi fosse una relazione tra l’aggressione e la morte che, secondo la prima attività di indagine, sarebbe stata causata da sindrome coronarica acuta che nulla, quindi, aveva a che vedere con i colpi subiti.

La nuova contestazione di omicidio preterintenzionale scaturisce da ulteriori accertamenti medici dai quali si evincerebbe, sostiene l’accusa, un nesso fra i colpi ricevuti e il decesso che sarebbe stato provocato a causa dell’“increzione di ormoni catecolaminici che sviluppava una sindrome coronarica acuta”. Dopo la requisitoria, il gup ha rinviato l'udienza all'8 aprile per le arringhe difensive. 

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