Morì in ospedale dove non fu fatto intervento chirurgico, gli eredi chiedono 600 mila euro

L'Asp è stata citata davanti al tribunale e la prima udienza si terrà l'11 novembre. Nel febbraio del 2017, dopo 2 accessi al pronto soccorso, venne indicato una operazione per la quale, però, non venne prestato consenso

Morì dopo aver effettuato due accessi al pronto soccorso dell’ospedale di Canicattì “per crisi lipotimica, vomito, dissenteria e dopo essere stata trasferita, in condizioni gravissime, in Chirurgia generale”. Era il 25 febbraio del 2017 quando, appunto, nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione messe in atto dai sanitari, la donna perdeva la vita. Gli eredi hanno citato, davanti al tribunale di Agrigento, l’Asp e previa nomina di un consulente tecnico di ufficio ed esperimento del tentativo di componimento della lite, chiedono di accertare “e dichiarare di profili di responsabilità dei sanitari del presidio ospedaliero di Canicattì e la relativa – è scritto nella documentazione – condotta negligente, imperita e imprudente”. Gli eredi della donna hanno chiesto un risarcimento danni quantificato in 600 mila euro. La prima udienza è stata fissata per giorno 11 novembre.

L’azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha però già deciso di costituirsi in giudizio per difendersi. “Considerato che dall’esame della documentazione sanitaria e delle relazioni pervenute dal responsabile dell’unità operativa di Chirurgia generale del presidio ospedaliero di Canicattì – scrive l’Asp – non sono emersi profili di responsabilità a carico dei sanitari che hanno prestato le relative cure alla signora e ritenuto sussistere l’interesse dell’Asp di Agrigento a costituirsi nel giudizio per sostenere la correttezza dell’operato e ottenere il rigetto delle pretese avanzate”. Ecco, dunque, che l’Asp ha deciso di costituirsi in giudizio ed ha affidato l’incarico professionale, di difesa e rappresentanza, ad un avvocato esterno all’azienda. Il responsabile del servizio Legale dell’ente aveva, infatti, fatto sapere di non poter assumere l’incarico perché aveva concomitanti adempimenti processuali e d’ufficio in merito agli incarichi già assunti.

L’istanza di risarcimento danni, fatta dagli eredi della donna che ha perso la vita, è arrivata all’Asp nel marzo del 2018. Una richiesta fatta, come sempre più di frequentemente avviene, “per la ritenuta errata condotta dei sanitari in merito a quanto avvenne il 23 febbraio del 2017 quando la donna, dopo due accessi al pronto soccorso di Canicattì per crisi lipotimica, vomito e dissenteria, venne trasferita a Chirurgia generale dove, a causa delle generali condizioni gravissime, venne indicato un intervento chirurgico per il quale, però, - stando sempre agli incartamenti dell’Asp – non venne prestato consenso”.

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