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Operazione antidroga “Vittoria”, i carabinieri: "Consideravano lo spaccio un lavoro e usavano i figli minori per trasportare le sostanze"

La piazza di smercio era stata allestita in una palazzina popolare che era stata circondata da telecamere di sorveglianza per eludere i controlli delle forze dell'ordine

“Avevano allestito una fiorente piazza di spaccio con sostanze di vario tipo a prezzi modici e che aveva attirato tossicodipendenti anche dai paesi limitrofi. Purtroppo abbiamo notato la spregiudicatezza degli indagati che consideravano lavoro lo spaccio di stupefacenti e non si facevano neanche remore nell'impiego dei figli minorenni nella veicolazione della droga. Abbiamo infatti registrato un grave episodio, durante l'arresto il flagranza di una mamma abbiamo scoperto che sette dosi di cocaina le aveva addosso lei mentre altre due dosi sono state trovate addosso alla figlia di undici anni. Possiamo definire esaurita questa attività di spaccio, tuttavia l'operazione Vittoria, per ristabilire le condizioni di legalità in quella strada, non è conclusa”. Così dai microfoni di AgrigentoNotizie ha parlato il capitano Luigi Pacifico, comandante della compagnia carabinieri di Canicattì, a margine della conferenza che nella caserma Biagio Pistone di Agrigento è servita per illustrare i dettagli dell'inchiesta antidroga che ha portato alle misure cautelari emesse dal gip nei confronti di tre donne e un uomo.

Palazzina dello spaccio super blindata e famiglie in competizione per lo smercio: nei guai 3 donne e un uomo

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