Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

"E' sceso dall'auto, gli ha sparato in testa ed è andato via come se nulla fosse": racconto shock del fratello

Gioacchino Sciascia Cannizzaro depone davanti alla Corte di assise e racconta di avere assistito all'omicidio che sarebbe stato commesso dal vicino di casa Carmelo Rubino

Il luogo dell'omicidio in contrada Calici, nel riquadro l'imputato

"E' arrivato con la sua auto, mio fratello gli è andato incontro e io sono rimasto ad attendere a circa 25 metri, sul vigneto. Carmelo Rubino è sceso dall'auto con la pistola in mano, gli ha sparato in testa ed è risalito andando via come se nulla fosse".

Gioacchino Sciascia Cannizzaro racconta così, in aula, la scena dell'omicidio del fratello Vincenzo, ucciso a 70 anni, il 27 settembre del 2019, dal vicino di casa, suo coetaneo, Carmelo Rubino che ha confessato di avergli sparato pur sostenendo di averlo fatto per difendersi da un'aggressione. 

Il fratello della vittima, citato dal pubblico ministero Paola Vetro al processo, in corso davanti alla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato, ha descritto, in realtà, un omicidio a sangue freddo con tanto di fuga.

L'anziano, rispondendo pure al difensore di parte civile Calogero Meli e ai legali dell'imputato Diego Guadagnino e Francesco Gibilaro, ha raccontato pure i retroscena del contrasto legato all'uso di una stradina di accesso ai loro terreni di contrada Calici. Il delitto si è consumato proprio nell'abitazione di campagna della vittima.

"Quando è subentrato Rubino nella proprietà dei terreni - ha aggiunto - sono iniziati i contrasti. Disse che non dovevamo più passare da quella stradina e che comandava lui. Mise pure un cancello ma era una strada comunale". Il teste vuole pure documentare la circostanza esibendo un certificato che tiene in mano.

Fra la vittima e l'imputato, la sera prima dell'omicidio, si consuma un tentativo, fallito, di chiarimento. "Dovevano arrivare dei camion per caricare l'uva - ha aggiunto il fratello della vittima - e siamo andati a cercarlo a casa per provare a trovare un accordo, ma ci minacciò e insultò". 

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