Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca Canicattì

Ucciso dal vicino per una lite sulla stradina, medico legale: "Freddato con un colpo sotto l'orecchio"

Vincenzo Sciascia Cannizzaro morì dopo il primo sparo. In aula la moglie dell'imputato Carmelo Rubino: "Sapevo che possedeva una pistola ma mi aveva raccontato che era un ferro vecchio"

"Vincenzo Sciascia Cannizzaro è stato ucciso con un colpo di pistola sotto l'orecchio, il secondo colpo nella parte superiore del capo è stato esploso quando era già in caduta. Non si sarà forse neppure accorto di quello che era successo, è morto sul colpo". 

Il medico legale Amedeo Mosa, deponendo davanti alla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato, ha rivelato gli esiti dell'ispezione cadaverica. Il settantenne sarebbe stato ucciso, il 27 settembre del 2019, dal vicino di casa, suo coetaneo, Carmelo Rubino che ha confessato di avergli sparato pur sostenendo di averlo fatto per difendersi da un'aggressione. 

Il delitto sarebbe maturato per un contrasto legato all'uso di una stradina di accesso ai terreni di Sciascia Cannizzaro e Rubino in contrada Calici. Il delitto si è consumato proprio nell'abitazione di campagna della vittima dove l'imputato sarebbe andato con la sua auto mentre il suo rivale stava facendo la vendemmia con alcuni operai.

"Non posso escludere - ha detto rispondendo al difensore dell'imputato, l'avvocato Diego Guadagnino - che la vittima possa essere stata minacciata o aggredita. Quello che è certo dal punto di vista medico legale è che non c'è stata alcuna difesa, il colpo è stato esploso in maniera improvvisa e lo ha ucciso". 

Dopo il medico legale è stata ascoltata Lucia Rinallo, moglie dell'imputato che ha rivelato una presunta aggressione verbale, avvenuta la sera prima da parte di Sciascia Cannizzaro e del fratello che, all'udienza precedente, era stato ascoltando dando una versione dei fatti un pò diversa.

"Ho sentito bussare al citofono e alla porta. Una persona mi ha detto: 'Sono Sciascia Cannizzaro, dica a quel cornuto di suo marito di scendere se ha il coraggio". Mio marito - ha proseguito la donna rispondendo al pm Paola Vetro - si è affacciato al balcone gridando ai due fratelli di andare e minacciandoli di tirargli addosso una pianta".

La donna ha anche ammesso di avere mentito ai carabinieri quando, nell'immediatezza dei fatti, negò di sapere che il marito possedeva una pistola. "Adesso sono sotto giuramento, sapevo che aveva una pistola e l'avevo pure vista ma mi aveva raccontato che era un ferro vecchio e non funzionava".

La moglie dell'imputato, rispondendo anche all'avvocato Calogero Meli, difensore di parte civile dei figli della vittima, ha detto di non conoscere i dettagli dei contrasti fra il marito e Sciascia Cannizzaro.

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