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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Canicattì

"Morta per tumore non diagnosticato", chiesta condanna per tre medici

Febbronia Cirami sarebbe stata operata alla colecisti nonostante un quadro clinico complesso dovuto ad una neoplasia

Dieci mesi di reclusione: sono stati chiesti dal pubblico ministero Chiara Bisso nei confronti di tre medici accusati di omicidio colposo nell'ambito dell'inchiesta per la morte di Febbronia Cirami, la sessantanovenne di Canicattì deceduta il 12 marzo del 2020 all'ospedale di Agrigento, dove era stata trasferita in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute. 

Si tratta di Fabrizio Cremona, 35 anni; Alfonso Maurizio Maiorana, 67 anni e Mauro Ettore Zanchi, 59 anni, chirurghi in servizio all'ospedale Barone Lombardo di Canicattì.

La paziente, secondo quanto ipotizza il magistrato della procura che ha chiesto la condanna nello stralcio abbreviato del processo, sarebbe stata operata alla colecisti nonostante un quadro clinico complesso dovuto ad un tumore che non sarebbe stato diagnosticato pur in presenza di un "quadro chiaro" dopo la Tac.

L'intervento, peraltro, avrebbe provocato lesioni al fegato mortali per la donna. La vicenda scaturisce da una denuncia presentata dai familiari della donna attraverso il loro legale Calogero Meli. La settantenne si è presentata il 21 gennaio del 2020 al pronto soccorso dell'ospedale di Canicattì accusando dei forti dolori addominali.

In quella circostanza le sarebbero stati diagnosticati dei calcoli alla cistifellea e fu dimessa dopo avere programmato l'intervento per l'ultimo giorno del mese. In realtà, dopo un paio di giorni, la donna torna in ospedale perchè accusa - secondo la ricostruzione dei fatti - nuovi dolori. Completati altri accertamenti, si procede con l'intervento. Le condizioni si aggravano e, dopo alcuni giorni di coma, è morta. 

Nell'ambito della stessa vicenda è finito a processo pure Antonio Limblici, 33 anni, collega dello stesso reparto degli altri tre imputati. La difesa, tuttavia, ha adottato una strategia processuale diversa ed è stato rinviato a giudizio. Il dibattimento si celebrerà davanti al giudice monocratico Alessandro Quattrocchi. 

In un primo momento gli indagati erano 26. Nel registro, sempre per l'ipotesi di reato di omicidio colposo, erano stati iscritti altri medici in servizio pure all'ospedale San Giovanni di Dio ma la Procura ha ritenuto, dopo avere esaminato la consulenza del proprio medico legale Giuseppe Ragazzi, di restringere il cerchio delle responsabilità ai soli chirurghi che l'hanno operata.

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