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Cronaca Canicattì

"Non diagnosticarono tumore provocando la morte di una donna", 4 medici dal gup

Al via l'udienza preliminare per la morte della 69enne Febbronia Cirami, deceduta il 12 marzo dell'anno scorso. La difesa annuncia il giudizio abbreviato

La difesa annuncia l'intenzione di valutare, per due imputati, la strategia del giudizio abbreviato. Nel frattempo i familiari della vittima si costituiscono parte civile. L'udienza preliminare a carico di quattro medici, scaturita dall'inchiesta per la morte di Febbronia Cirami, la sessantanovenne deceduta il 12 marzo dell'anno scorso all'ospedale di Agrigento, dove era stata trasferita in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute, entrerà nel vivo il 18 gennaio.

La paziente, secondo quanto ipotizza il pubblico ministero Chiara Bisso, sarebbe stata operata alla colecisti nonostante un quadro clinico complesso dovuto ad un tumore che non sarebbe stato diagnosticato pur in presenza di un "quadro chiaro" dopo la Tac. L'intervento, peraltro, avrebbe provocato lesioni al fegato mortali per la donna.

Sul banco degli imputati quattro chirurghi dell'ospedale Barone Lombardo di Canicattì: Fabrizio Cremona, 35 anni; Antonio Limblici, 32 anni; Alfonso Maurizio Maiorana, 67 anni e Mauro Ettore Zanchi, 59 anni. In un primo momento gli indagati erano 26. Nel registro, sempre per l'ipotesi di reato di omicidio colposo, erano stati iscritti altri medici in servizio pure all'ospedale San Giovanni di Dio ma la Procura ha ritenuto, dopo avere esaminato la consulenza del proprio medico legale Giuseppe Ragazzi, di restringere il cerchio delle responsabilità ai soli chirurghi che l'hanno operata. Per gli altri 22 è stata chiesta l'archiviazione.

Gli altri quattro, invece, sono comparsi davanti al gup Stefano Zammuto per l'inizio dell'udienza preliminare. I difensori (gli avvocati Daniela Posante, Roberto Tricoli, Francesco Miceli, Antonella Zanchi e Liborio Paolo Pastorello) all'udienza successiva formalizzeranno le scelte dei riti. Due o tre imputati, secondo quanto anticipato, potrebbero chiedere il rito abbreviato.

La vicenda scaturisce da una denuncia presentata dai familiari della donna attraverso il loro legale Calogero Meli che, adesso, si sono costituiti parte civile. La settantenne si è presentata il 21 gennaio dell'anno scorso al pronto soccorso dell'ospedale di Canicattì accusando dei forti dolori addominali. In quella circostanza le sarebbero stati diagnosticati dei calcoli alla cistifellea e fu dimessa dopo avere programmato l'intervento per l'ultimo giorno del mese. In realtà, dopo un paio di giorni, la donna torna in ospedale perchè accusa - secondo la ricostruzione dei fatti - nuovi dolori.

Questa volta viene ricoverata e sottoposta ad accertamenti. La Tac, secondo quanto denunciato dalla donna, fu svolta solo dopo quattro giorni. Infine, completati altri accertamenti, si procede con l'intervento. Nei giorni successivi il figlio della donna si sarebbe accorto di una perdita ematica. La paziente, quindi, viene trasferita all'ospedale San Giovanni di Dio. Le condizioni si aggravano e, dopo alcuni giorni di coma, è morta. La Procura, adesso, contesta la mancata diagnosi di un tumore, nonostante apparisse chiaro dalla Tac. Circostanza che avrebbe imposto "di valutare prudenzialmente l'opzione chirurgica".

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