Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Diplomi "venduti" senza partecipare alle lezioni, saranno trascritte tutte le intercettazioni

Il pm chiede, ottenendolo, che le conversazioni, registrate di nascosto fra gli indagati, approdino nel fascicolo durante l'udienza preliminare. Sono in 105 fra dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo a rischiare il rinvio a giudizio

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Via libera alla trascrizione di tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte durante le indagini sul cosiddetto "diplomificio" che sarebbe stato messo in piedi fra le province di Agrigento e Ragusa. Lo ha deciso, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Paola Vetro, il gup Francesco Provenzano. Il procedimento è quello che scaturisce dall'operazione "Diplomat" che ipotizza un giro di diplomi "venduti" senza neppure sostenere una lezione grazie alla falsificazione di documenti che attestavano il regolare percorso scolastico.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all'università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Adesso, dopo che alle udienze precedenti sono state sciolte alcune riserve su questioni preliminari (competenza territoriale e genericità dei capi di imputazione), il pm ha chiesto di trascrivere da subito le intercettazioni e la difesa non si è opposta. Il 18 gennaio si torna in aula per conferire l'incarico ai periti Giuseppe Rinzivillo e Santo Bonsignore.

L'indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il "diplomificio" avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro "regalato" per potersi iscrivere all'università.

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