Cronaca

"Tassi di interesse del 120% dopo i prestiti", dopo le condanne arrivano i sequestri

I poliziotti dell'Anticrimine, che si sono occupati delle indagini patrimoniali, hanno apposto i sigilli a 5 appartamenti - fra Canicattì e Caltanissetta - con relative pertinenze, 3 magazzini, depositi bancari e un'autovettura Audi Q3

Da sx: il primo dirigente Daniele De Girolamo e il commissario capo Angelo Cascino

Era dicembre del 2019 quando - per usura - venivano sottoposti a fermo di indiziato di delitto, dai poliziotti della Squadra Mobile e dai carabinieri di Canicattì, i fratelli Antonio e Giuseppe Maira, rispettivamente di 71 e 65 anni, di Canicattì. Le indagini dell'epoca, suffragate anche dalle dichiarazioni di alcune vittime, fecero emergere che i due sarebbero stati responsabili di usura nei confronti di piccoli imprenditori in difficoltà, a cui chiedevano tassi di interesse del 120 per cento annuo a fronte di somme prestate. Per questi fatti, in abbreviato, i due sono stati condannati a 4 anni di reclusione Antonio e a 5 anni Giuseppe Maira. Conclusesi le indagini di Mobile e militari dell'Arma, la "palla" è passata agli specialisti delle indagini patrimoniali. C'è infatti uno specifico nucleo all'interno della divisione Anticrimine della Questura. 

Maxi sequestro dell'Anticrimine: sigilli a immobili e depositi per 400 mila euro

I poliziotti hanno iniziato a scavare nei flussi finanziari dei due indagati, a partire dal 2000, e hanno rilevato la sperequazione tra le esigue somme di denaro di provenienza lecita e gli investimenti immobili e mobiliari, individuando abitazioni e botteghe tra Canicattì e Caltanissetta. Immobili che sono stati ritenuti - dagli investigatori - il reimpiego di capitali illeciti. Adesso, la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha disposto i sequestri finalizzati a confisca. Si tratta di 5 appartamenti - fra Canicattì e Caltanissetta - con relative pertinenze, 3 magazzini, depositi bancari intestati anche ai familiari (19 rapporti bancari/finanziari per la precisione) e un'autovettura Audi Q3. Un patrimonio stimato in circa 400 mila euro. Degli accertamenti patrimoniali si è occupato, in particolare, il commissario Angelo Cascino della sezione Misure di prevenzione patrimoniali. 

Secondo quanto è stato reso noto, durante la conferenza stampa svoltasi in Questura, dal primo dirigente Daniele De Girolamo, che coordina l'Anticrimine, a carico dei due fratelli è stata chiesta anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e si attende la decisione, dal tribunale, per il 26 giugno prossimo.  

Durante la conferenza stampa, il primo dirigente dell'Anticrimine Daniele De Girolamo ha focalizzato l'attenzione, in particolare, su Antonio Maira. "Mafioso ante litteram, ha militato negli anni Ottanta nella Stiddra. Per conto del suo 'paracco' - ha spiegato - si occupava del traffico di droga e rapine, fece parte di un commando che nel 1983 compì una rapina in un'armeria di Favara e di un altro gruppo che, nello stesso periodo, trafugò - prosegue la ricostruzione del primo dirigente De Girolamo - 27 milioni di lire nel corso di una rapina fatta in una banca di Palma di Montechiaro, dopo aver immobilizzato la guardia giurata e avergli portato via la pistola. Una delle armi rubate nell'armeria e quella della guardia giurata vennero rinvenute, era il 6 aprile del 1984, nel corso di una perquisizione nella sua abitazione e venne arrestato. Per i reati di traffico di droga in contesto associativo e armi - ha proseguito De Girolamo durante la conferenza stampa - fu condannato, dal tribunale di Agrigento, nel 1986, a 22 anni e 6 mesi di reclusione, condanna poi ridotta in appello a 17 anni e 6 mesi". A sostenere l'accusa fu allora il giovane pubblico ministero Rosario Livatino. 

"Il fatto che si giunga in questo periodo, in cui vi è stata la beatificazione del giudice Livatino, al sequestro patrimoniale nei confronti di un soggetto che fu affiliato alla Stiddra - ha concluso il dirigente dell'Anticrimine - ha un alto valore simbolico, specie se trattasi proprio di un affiliato nei confronti del quale l'allora pubblico ministero ottenne che venisse inflitta la condanna più dura". 

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