"Sono cresciuto al fianco di ragazzi diventati killer", il procuratore aggiunto Gaetano Paci si racconta al Festival Collegamenti

Paci, canicattinese come il giudice Rosario Livatino, dopo aver cercato di seminare la voglia del "giusto" e del riscatto negli studenti che hanno affollato il cortile del centro culturale San Domenico, ha trattato anche il tema cardine dell’incontro “Che fine ha fatto la magistratura”: "Dentro l’istituzione magistratura ci sono tante diversificazioni"

“Io sono cresciuto assieme a ragazzi di questa città che poi hanno preso strade diametralmente opposte alle mie, alle scuole elementari ero compagno di banco di un ragazzo che poi entrò nella Stiddra e fu ucciso. Il fratello del mio compagno di banco è stato uno dei componenti del commando che il 25 settembre del 1988 andò a sparare a Nino Saetta e al figlio. Ma giocavo anche a pallone con uno di coloro che composero il commando che andarono ad uccidere proprio Rosario Livatino. Chi mai poteva immaginare che ragazzi di 13, 14 anni potessero prendere strade così drammaticamente, terribilmente, diverse? Questo è però accaduto a Canicattì e questo retroterra così tanto difficile da vivere ha, in qualche modo, forgiato non solo la mia personalità, ma anche di tanti altri che in altre professioni, in altri ruoli, partendo da Canicattì, hanno saputo farsi avanti”. A testimoniare che si può sempre scegliere, nonostante si cresca “in mezzo a cose terribili”, è stato - nel corso dell'ultimo incontro del Festival della Legalità-COLLEGAMENTI - il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Paci, canicattinese come il giudice Rosario Livatino.

Il Festival si è concluso all’insegna della riflessione, cercando di seminare – nei tantissimi studenti che hanno affollato il cortile del centro culturale e che fino a poco prima avevano ammirato l’auto del giudice Rosario Livatino – la voglia del ‘giusto’ e del riscatto di una terra e di un popolo che, negli ultimi decenni, ha dimostrato di volersi opporre a Cosa Nostra. Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Paci ha dialogato con gli alunni della scuola media “Giovanni Verga” di Canicattì e con il giornalista Alan Scifo.

Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria dopo aver lanciato quello che è un messaggio di speranza ha, naturalmente, trattato anche il tema cardine dell’incontro: “Che fine ha fatto la magistratura”: “Ci si può imbattere nel magistrato serio, scrupoloso, che oltre ad essere preparato guarda anche al caso umano e si pone l’obiettivo di tutelare quella persona, riconoscendogli i propri diritti o, se dal caso, sanzionandolo. Ma ci si può trovare di fronte a chi utilizza il proprio lavoro per fini di carriera esclusivamente personale. Dentro l’istituzione magistratura ci sono tante diversificazioni: la magistratura di Borsellino non è la magistratura di Pizzillo che, presidente della Corte di appello di Palermo, si chiamava in stanza Rocco Chinnici per dirgli che Giovanni Falcone non doveva fare le indagini bancarie sui Salvo perché non bisognava disturbare i potenti di turno. Falcone doveva occuparsi, ve lo ripeto testualmente, ‘di puttane e di assegni a vuoto’. Chi ha cercato di utilizzare il potere che la legge e la Costituzione gli assegna per servire un potentato economico, politico o anche mafioso, anche all’interno della magistratura purtroppo c’è sempre stato. Ma abbiamo anche gli ‘anticorpi’ per neutralizzare questo tipo di persone e situazioni che finiscono sempre per essere emarginati”.

Il Festival della Legalità - COLLEGAMENTI, di cui è stato direttore artistico Simone Luglio, s'è concluso ieri sera. 

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