Trovati i "pizzini" e il "libro mastro": i due fratelli applicavano tassi usurai che arrivavano al 120%

Il primo a denunciare è stato un imprenditore edile. Attraverso le intercettazioni le altre vittime sono state messe davanti ad un bivio: o collaborare o rendersi favoreggiatori e complici

I tassi usurai variavano dal 100 al 120 per cento annuo. Tre gli episodi scoperti nell'inchiesta portata avanti da carabinieri e polizia, "operazione che probabilmente è solo la punta dell'iceberg" - ha evidenziato, durante la conferenza stampa svolta al quinto piano del palazzo di giustizia di Agrigento, il procuratore Luigi Patronaggio - . 

Ad essere sottoposti a fermo, in quanto indiziati di usura ed estorsione aggravata, sono stati i fratelli Antonio e Giuseppe Maira, rispettivamente 69enne e 63enne di Canicattì, ritenuti responsabili in concorso di estorsione aggravata ed usura. "Entrambi sono noti alle forze dell’ordine, in particolare Antonio Maira risulta - hanno scritto dal comando provinciale dell'Arma e dalla Questura di Agrigento - già condannato quale appartenente alla criminalità organizzata, mentre entrambi sono attualmente imputati davanti al tribunale di Agrigento in un altro procedimento per associazione per delinquere finalizzata all’usura ed all’estorsione". I fermi, che dovranno essere convalidati dal gip e dovranno passare dal vaglio del Riesame, sono stati fatti per pericolo di fuga.

L’indagine, avviata congiuntamente lo scorso mese di febbraio dall’aliquota Operativa della compagnia dell'Arma di Canicattì e dalla Squadra Mobile di Agrigento, è stata coordinata dal sostituto procuratore Elenia Manno.

Ad illustrare gli episodi di usura scoperti durante l'inchiesta è stato il procuratore capo Luigi Patronaggio: "Il primo episodio è stato verificato su un prestito di circa 28, 29 mila euro, a fronte del quale alla chiusura delle indagini erano stati già pagati 70 mila euro. L'altro è stato un po' più modesto: su 5.800 euro di prestito erano stati già pagati 11 mila euro e per l'altro, 35 mila euro di prestito,  e i conteggi sono ancora in corso. Attraverso attività tecnica, le vittime sono state messe in condizione di dover parlare. Avevamo la notizia dell'usura, avevamo le intercettazioni telefoniche - ha chiarito Patronaggio - . Chiamate le vittime, avevano un bivio: o collaborare o rendersi favoreggiatori e complici dell'usura. Le tre vittime hanno parlato. Una, in particolare, ha subito in modo odioso la pressione degli usurai. Ha subito anche un tentativo di estorsione, si è dovuto allontanare dal territorio perché ha sentito il peso di questa richiesta fatta con violenza e minaccia". 

"Grande collaborazione da parte delle forze dell'ordine: carabinieri e polizia, ma anche la Guardia di finanza che ci ha aiutato nell'effettuare gli accertamenti bancari sui conto corrente sia degli indagati che delle vittime per verificare se ci fossero dei movimenti palesi di denaro - ha spiegato il sostituto procuratore Elenia Manno - . Non sono stati trovati movimenti tracciabili perché quando si parla di usura i pagamenti mensili si fanno in contanti. Tutto è partito dalla denuncia presentata da una delle vittime (un imprenditore edile del posto ndr.) che, dopo aver dovuto sopportare per circa 2 anni il peso della condotta criminosa posta in essere dagli usurai, non riuscendo più a pagare queste somme si è rivolto alle forze dell'ordine ed ha fatto una prima denunzia. Segue un'attività tecnica di intercettazione telefonica ed ambientale - ha aggiunto il pm - che è stata utilissima perché ci ha permesso di estrapolare delle conversazioni veramente interessanti. Si sente, in particolare, l'ansia della vittima. L'usura lede economicamente le vittime, ma le logora psicologicamente e questo si percepisce dal tenore delle telefonate". 

Ai due fermati sono state contestate due aggravanti: l'avere svolto l'usura ai danni di un soggetto che svolge attività imprenditoriale e l'avere sfruttato la particolare situazione di bisogno. I tre casi emersi hanno riguardato tutti piccoli imprenditori che si sono trovati in difficoltà e non potendo ricevere dei prestiti dagli istituti di credito si sono rivolti a chi prestava denaro. La percentuale di interesse che le vittime versavano ogni mese era di circa il 10 per cento sull'importo capitale che era stato loro erogato. 

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Le "rate" mensili venivano pagate nei luoghi pubblici: al bar o, per la maggior parte, alla villa comunale di Canicattì. "Le forze dell'ordine hanno realizzato anche attività di osservazione e pedinamento - ha aggiunto il pm Elenia Manno - . In prima battuta ci siamo mossi per l'usura, ma quando la vittima, non riuscendo più a pagare, si è allontanata iniziano le pressioni, con telefonate continue e avvicinamenti ai congiunti delle vittime con frasi: 'Sappiamo dove si trova, lo troveremo!'. Sono stati fatti dei sequestri nell'abitazione degli indagati. Sequestrato e analizzato soprattutto i cellulare che veniva utilizzato - spiega ancora il pm - da Giuseppe Maira in particolare per chiamare in maniera metodica e costante le vittime. Chiamate calendarizzate. Ad ogni soggetto corrisponde un determinato giorno del mese che è quello in cui la vittima doveva versare quanto richiesto. Trovati anche i famosi 'pizzini' volanti ossia degli appunti e il 'libro mastro' con i nominativi". 

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