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Cronaca Canicattì

"Estorsero un terreno a saldo di un debito di droga", 3 condanne

La contropartita sarebbe stata di sei volte superiore al prezzo del credito: gli imputati sarebbero stati vicini alla Stidda

Per compensare un debito, relativo a una partita di droga non pagata, avrebbero preteso la cessione gratuita di un terreno di 12 mila euro, vale a dire sei volte la somma di denaro oggetto della mancata riscossione. 

Per tre dei quattro imputati è stata decisa la condanna. La sentenza, al termine del processo con rito abbreviato, è stata emessa dal giudice per l'udienza preliminare Stefano Zammuto. Gli imputati erano Antonino Chiazza, 50 anni, di Palma di Montechiaro; Michele Amato, 45 anni, di Canicattì; Antonio Chiazza, 34 anni, di Palma di Montechiaro e Giuseppe Triglia, 36 anni, di Canicattì.

Triglia è stato assolto per non avere commesso il fatto. Quattro anni e quattro mesi sono stati inflitti ad Amato, 3 anni ad Antonino Chiazza e 2 anni ad Antonio Chiazza. La vicenda si incrocia, in parte, con l'inchiesta "Xydi" che il 2 febbraio ha fatto scattare 23 fermi nei confronti dei presunti componenti del mandamento mafioso che sarebbero stati legati al boss Matteo Messina Denaro.

In precedenza il pubblico ministero Gloria Andreoli aveva chiesto quattro condanne a pene comprese fra i due anni e quattro mesi di reclusione e i sei anni. Il magistrato della Procura, a conclusione della requisitoria, ha chiesto 6 anni di reclusione e 40.000 euro di multa per Amato, 4 anni e 30.000 euro di multa per Antonino Chiazza, 2 anni e 4 mesi e 2.000 euro di multa per Antonio Chiazza e 3 anni e 8 mesi e 14.000 euro di multa per Triglia.

Le pene decise sono ridotte di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. Il più grande dei Chiazza e Amato, il 19 febbraio del 2019, furono arrestati, con l'accusa di tentata estorsione, perché avrebbero preteso la cessione gratuita di un terreno di 12 mila euro per compensare un debito di appena un sesto del valore. I due avrebbero ceduto varie dosi di cocaina a un licatese di 49 anni che aveva accumulato un debito di circa 2 mila euro.

Per saldarlo, con la collaborazione degli altri due imputati, avrebbero preteso la cessione del terreno che si trovava a Camastra. Il processo, in corso davanti al gup Stefano Zammuto, ha alcuni aspetti in comune con la recente indagine dove, oltre al 50enne Chiazza è finita in carcere pure l'avvocato Angela Porcello, accusata di avere avuto un ruolo di primo piano nella famiglia mafiosa.

La professionista, secondo quanto ha accertato l'indagine, avrebbe cercato di danneggiare il clan stiddaro dei Chiazza, che avrebbe operato nel mercato delle mediazioni agricole con metodi estorsivi. 

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