"Restituite stipendio e Tfr o vi licenzio", direttore supermercato condannato a 5 anni

L'indagine scaturita dalle denunce di un dipendente che ha registrato pure alcuni colloqui

Il “pizzo” sulla busta paga e non solo: il classico sistema del “cavallo di ritorno” nei confronti degli impiegati che, peraltro, secondo quanto ipotizzato dalla Procura e adesso accertato dal giudice nel primo grado di giudizio, sarebbero stati costretti, con la minaccia del licenziamento, ad accettare anche condizioni lavorative ed economiche ampiamente al di sotto di quanto previsto dal contratto.

Il giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano, al termine del processo con rito abbreviato ha condannato a cinque anni di reclusione, per l’accusa di estorsione aggravata, Calogero Muratore, 59 anni, legale rappresentante della società Dolciaria Srl e, di fatto, responsabile del supermercato Eurospin di Canicattì. 

La pena inflitta nei suoi confronti, che sarebbe stata di sette anni e sei mesi di reclusione senza la riduzione del rito, è leggermente ridotta rispetto alla richiesta del pubblico ministero Chiara Bisso che aveva proposto una pena di cinque anni e otto mesi. Muratore è stato denunciato da un dipendente, che si è costituito parte civile insieme a un collega, con l’assistenza degli avvocati Diego Giarratana e Giovanni Salvaggio. L’impiegato ha eseguito alcune registrazioni di nascosto, acquisendo i dialoghi con l’imputato e altri colleghi che, secondo quanto ipotizzato dall’accusa, avrebbero confermato i contenuti della denuncia. La Procura ha disposto alcune verifiche contabili e ha interrogato altri dipendenti prima di chiedere il rinvio a giudizio. 

Muratore, difeso dagli avvocati Salvino Iannello e Antonino Reina, in particolare, avrebbe costretto almeno sei impiegati “ad accettare condizioni lavorative deteriori rispetto a quelle previste dal contratto”. L’imprenditore, fra le altre cose, li avrebbe costretti a prolungare l’orario di lavoro giornaliero e rinunciare a giorno di riposo settimanale, ferie, tredicesima e quattordicesima.

“Attenderemo, come sempre - spiega l’avvocato Iannello -, le motivazioni nel pieno rispetto delle decisioni del giudice e impugneremo il verdetto convinti di potere far valere le nostre tesi difensive”. 

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