Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

No dal giudice alla richiesta della difesa: il processo sul "diplomificio" resta ad Agrigento

I legali dei 104 imputati chiedevano di trasferire l'udienza preliminare al tribunale di Ragusa dove la presunta organizzazione a delinquere avrebbe mosso i primi passi

Il processo sul presunto giro di diplomi "farsa", rilasciati dagli istituti privati a chi pagava la consistente quota di iscrizione salvo poi non frequentare alcuna lezione, resta al tribunale di Agrigento.

Lo ha stabilito il gup Francesco Provenzano rigettando la richiesta della difesa secondo cui la presunta organizzazione, in base a quanto si ipotizza negli atti dell'inchiesta, "pare sia radicata a Ragusa, dove muove i primi passi l'indagine". Di conseguenza è là che - è stato sostenuto - avrebbe dovuto essere trasferito il processo.

Il giudice, sciogliendo la riserva, ha invece respinto la richiesta ritenendo che il processo si debba celebrare ad Agrigento. 

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all'università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Gli stessi difensori chiedevano di dichiarare nulli i capi di imputazione "perchè estremamente generici e indeterminati". Anche su questo la riserva è stata sciolta rigettando la richiesta. Cittadinanzattiva, associazione che si occupa di tutela dei diritti dei cittadini, intanto, si è costituita parte civile. Uno dei presunti promotori dell'associazione sarebbe stato l'ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi "D'Annunzio" di Ispica. 

L'indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il "diplomificio" avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro "regalato" per potersi iscrivere all'università.

Il 12 gennaio si torna in aula e l'udienza preliminare entrerà nel vivo con la scelta dei riti da parte dei difensori. 

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