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Agguato a pistolettate per partita di droga scadente, parte processo di appello

In primo grado sono stati assolti in due dall'accusa di tentato omicidio, il terzo imputato è morto prima del verdetto

Approda in Corte di appello, il prossimo 9 novembre davanti alla terza sezione penale, il processo a carico di Giuseppe Sorce e Vincenzo Mongitore accusati di avere preso parte ad una sparatoria fra due fazioni insieme al padre di quest'ultimo, morto prima che si concludesse il processo di primo grado. 

I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento - presieduta da Wilma Angela Mazzara, con con a latere Giuseppe Miceli e Antonio Genna, - il 17 aprile dell'anno scorso hanno condannato per detenzione illegale di arma a tre anni di reclusione e al pagamento di 3 mila euro di multa, Giuseppe Sorce. È stato assolto, invece, Vincenzo Mongitore "per non avere commesso il fatto" e lo stesso Giuseppe Sorce accusato di avere esploso dei colpi d'arma contro i suoi avversari è stato scagionato dall'accusa di tentato omicidio "perché il fatto non costituisce reato". 

Mongitore, infatti, è imputato in appello solo per gli effetti civili: in sostanza, se la Corte dovesse riconoscerlo responsabile di tentato omicidio, come chiesto da Sorce, che attraverso il suo difensore, l'avvocato Angela Porcello, ha impugnato la condanna per l'arma, al massimo dovrà pagare il risarcimento. L’agguato al centro del processo è avvenuto il 16 settembre del 2015. I Mongitore - padre e figlio, difesi dall'avvocato Calogero Meli, - sarebbero andati nell'abitazione di Sorce, in contrada Coda Volpe, a Canicattì, per ucciderlo a colpi di pistola. 

Lo stesso Sorce, gravemente ferito dai colpi ricevuti, secondo l’accusa originaria replicò sparando ma senza ferire nessuno. Il pubblico ministero Gloria Andreoli aveva avanzato, per Giuseppe Mongitore, formale proposta di “proscioglimento per morte dell’imputato”, precisando tuttavia che - se fosse stato vivo - avrebbe chiesto la pena di 10 anni di reclusione. Sei mesi in meno erano stati chiesti per il figlio Vincenzo e un anno in meno (9 anni) per il terzo imputato: Giuseppe Sorce. L'accusa che era stata ipotizzata per i Mongitore era di tentato omicidio ai danni del trentenne Sorce, a sua volta pure lui imputato dello stesso reato perchè avrebbe sparato contro gli avversari. “Le indagini e il processo – ha spiegato il pm durante la requisitoria ai giudici della seconda sezione penale – hanno accertato che si è trattato di un contrasto per una partita di droga di pessima qualità che avrebbero dovuto smerciare insieme”. Giuseppe Mongitore sarebbe stato il principale “regista” dell’agguato. Per questo la pena proposta sarebbe stata leggermente superiore rispetto a quella relativa al figlio Vincenzo.

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