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Il processo / Canicattì

Subì abusi dal padre dell'amico? Teste rivela: "Mi chiamò sconvolta"

La donna sarebbe stata stordita dall'ubriachezza e l'uomo ne avrebbe approfittato. Giovane in aula: "Non capì bene cosa fosse successo"

"Mi chiamò sconvolta al telefono chiedendomi di aiutarla, andai a prenderla in quella casa ed era in evidente stato di agitazione". Entra nel vivo il dibattimento a carico del sessantenne di Canicattì, Michele Sammartino, accusato di avere abusato di un'amica del figlio che, una volta rimasta sola in casa con lui, sarebbe stata invitata a bere per venire poi denudata e palpeggiata.

L'imputato, difeso dall'avvocato Diego Giarratana, ha sempre negato le contestazioni che gli vengono mosse. I fatti al centro del processo risalgono al 16 giugno del 2018. Il figlio del sessantenne, che in quel periodo stava scontando una condanna in affidamento in prova ai servizi sociali, sarebbe andato nell’abitazione del padre con la ragazza per appartarsi.

Il giovane, essendo sottoposto a delle restrizioni legate all’affidamento in prova, dovette andare via di corsa perché negli orari serali era obbligato a restare in casa. La ragazza, quindi, secondo la ricostruzione dell’episodio, sarebbe rimasta col padre dell’amico che l’avrebbe fatta ubriacare con del vino, abusandone. 

"Era sconvolta e ubriaca - ha raccontato l'amico -, non avevo ben capito cosa fosse successo". 

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