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Cronaca Campobello di Licata

"Tangente di 3.000 euro per lavorare con il Comune", parte appello a dirigente

Giuseppe Nigro, 51 anni, responsabile dell'ufficio Ambiente, avrebbe preteso la "mazzetta" da due imprenditori del settore della nettezza urbana con la minaccia che non avrebbero più avuto commesse con l'ente

Una "mazzetta" di 3.000 euro per continuare a lavorare con il Comune di Campobello. I difensori di Giuseppe Nigro, 51 anni, ormai ex dirigente del settore Ambiente dell'ente, hanno impugnato la sentenza in Corte di appello. In primo grado, il 28 giugno di 3 anni fa, il gup del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, gli ha inflitto quattro anni e otto mesi di reclusione e quattro anni di interdizione dai pubblici uffici.

Pena, peraltro, ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. I difensori, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Manganello, adesso, chiedono di ribaltare la sentenza. Il processo di appello è stato incardinato, il 18 maggio sono in programma la requisitoria del procuratore generale, l'arringa dell'avvocato di parte civile Giuseppe Barba, che assiste i titolari dell'impresa "Omnia", che sarebbero stati costretti a pagare la tangente, e l'inizio delle arringhe in difesa dell'imputato.

Francesco La Mendola, 51 anni, il funzionario che materialmente, secondo quanto è stato immortalato nelle immagini, avrebbe riscosso la tangente, ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici. La sentenza è stata meno severa, e peraltro sotto il tetto strategico dei quattro anni di reclusione entro il quale è possibile chiedere misure alternative alla reclusione in carcere, perché ha collaborato con gli inquirenti fin da subito ed è stato proprio lui ad accusare Nigro. La Mendola, dipendente dell'ufficio Ambiente, era stato arrestato in flagranza di reato il 13 settembre del 2017 dopo avere intascato una mazzetta di 3 mila euro da uno dei responsabili dell'impresa "Omnia" che a Campobello eseguiva alcune bonifiche sul territorio comunale.

I titolari della ditta, secondo l'accusa, dopo avere ricevuto ricatti e pressioni, prima velate e poi esplicite ("paga o ti scordi di lavorare col Comune e non vedi più un euro"), si sono rivolti ai carabinieri che hanno organizzato la trappola. La Mendola è stato intercettato e tutte le conversazioni con i suoi interlocutori sono state registrate, compreso il momento in cui viene chiesta la tangente.

Gli inquirenti ascoltano tutte le conversazioni, ritenute inequivocabili, e decidono di organizzare un tranello chiedendo ai due imprenditori di far finta di volere sottostare alla richiesta di denaro e organizzare la consegna. Dopo il pagamento, avvenuto davanti alle telecamere nascoste negli uffici della Omnia, a Licata, è scattato l'arresto in flagranza di reato per concussione.

La vicenda, nel giro di poche ore, ha avuto un seguito perché La Mendola ha accusato Nigro, dirigente del suo ufficio di avere concordato ogni cosa con lui. Una versione che, però, ha sempre negato dicendo che è stata solo un’idea di La Mendola che ha millantato il suo coinvolgimento tanto che, nelle intercettazioni, non compare mai ed è sempre solo il collega a “trattare” la tangente.

Sia La Mendola che Nigro, dopo l'arresto, sono stati licenziati dal Comune e la vicenda non è ancora definita. 

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