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Domenica, 23 Giugno 2024
Cassazione / Campobello di Licata

"Dammi una mazzetta da 3mila euro se vuoi continuare a lavorare col Comune", dirigente condannato a 4 anni

La pena nei confronti di Giuseppe Nigro, ex responsabile del settore Ambiente, diventa definitiva. Un altro funzionario coinvolto aveva patteggiato: disposto risarcimento ai titolari dell'impresa che hanno denunciato

"Paga o ti scordi di lavorare con il Comune": la Cassazione ha rigettato il ricorso e reso definitiva la condanna a 4 anni di reclusione nei confronti di Giuseppe Nigro, 52 anni, ormai ex dirigente del settore Ambiente di Campobello di Licata, licenziato in seguito a questa vicenda, per l'accusa di concussione.

La pena in appello era ridotta di 8 mesi rispetto a quanto deciso in primo grado, il 28 giugno del 2018, dal gup del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano. Francesco La Mendola, 53 anni, il funzionario che materialmente, secondo quanto è stato immortalato nelle immagini, avrebbe riscosso la tangente, in precedenza, ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione.

La Mendola, dipendente dell'ufficio Ambiente, era stato arrestato in flagranza di reato il 13 settembre del 2017 dopo avere intascato una mazzetta di 3 mila euro da uno dei responsabili dell'impresa "Omnia" che a Campobello eseguiva alcune bonifiche sul territorio comunale che, secondo accordi, gliel'aveva lasciata su una scrivania. I titolari della ditta, secondo l'accusa, dopo avere ricevuto ricatti e pressioni, prima velate e poi esplicite ("paga o ti scordi di lavorare col Comune e non vedi più un euro"), si sono rivolti ai carabinieri che hanno organizzato la trappola intercettando tutte le conversazioni. Il funzionario ha poi accusato Nigro di avere organizzato ogni cosa con lui.

I giudici di appello, ai quali si erano rivolti i difensori, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Manganello, avevano leggermente ridotto la pena confermando il risarcimemento alle parti civili (gli imprenditori, l'associazione antiracket Giordano e il Comune di Campobello) che si sono costituiti con gli avvocati Giuseppe Barba, Giuseppe Panebianco e Carmelo Casuccio. In Cassazione il ricorso della difesa dell'imputato è stato, invece, rigettato. 

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