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Presi con cocaina, marijuana e bilancini di precisione: padre e figlio dal gup

Salvatore e Calogero Termini tenevano in casa pure del materiale per confezionare le singole dosi

Giudizio abbreviato per Salvatore e Calogero Termini, padre e figlio di 63 e 30 anni, di Campobello, arrestati dai carabinieri il 14 aprile, in pieno lockdown, al termine di una perquisizione nel corso della quale sono stati trovati, nella loro abitazione, 617 grammi di cocaina, 5 grammi di marijuana, 12.540 euro in contanti e un assegno di tremila euro oltre a due bilancini di precisione e del materiale che si utilizza per il taglio e il confezionamento.

“La droga è mia, sono un tossicodipendente e ne ho sempre acquistata in grandi quantità”. Calogero Termini aveva tentato così di scagionare il genitore, negando la finalità di spaccio. Durante l’interrogatorio il trentenne si è assunto la responsabilità del possesso sostenendo che il padre – già coinvolto in un blitz antidroga nel 2011 – non sapesse nulla e aggiungendo che il genitore, peraltro, neppure risiedeva in quell’abitazione, avendo la dimora a Sommatino dove gestiva un locale, ma si trovava lì solo per osservare l’isolamento in casa che il governo aveva imposto a tutti per contenere il contagio del Coronavirus. 

Durante la perquisizione, inoltre, è stato trovato un pizzino con nomi e cifre che probabilmente indicano acquirenti e debitori: una sorta di “libro mastro” che apre le porte a possibili nuovi spunti di indagine. 

Il gip Alessandra Vella, al termine dell'interrogatorio di convalida, aveva bocciato la tesi difensiva del trentenne su tutti i fronti definendola anche "Illogica e incoerente" oltre a "smentita dalle emergenze investigative". La vicenda è approdata in aula in seguito alla decisione del giudice di disporre, accogliendo la richiesta del pm Paola Vetro, il giudizio immediato.

Il difensore, l'avvocato Salvatore Manganello, ha poi chiesto il giudizio abbreviato e il processo, in programma davanti al giudice Francesco Provenzano, si celebrerà l'8 aprile. 

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