Padre e figlio presi con la cocaina in casa, il giudice li manda ai domiciliari

Le esigenze cautelari sono state ritenute affievolite nei confronti di Salvatore e Calogero Termini

"Parte della droga trovata pare destinata ad uso personale, considerati - inoltre - i tempi più lunghi che sarebbero richiesti dall'emergenza sanitaria in atto per il riesame dell'ordinanza, si ritiene che le esigenze cautelari si possano ritenere affievolite": con queste motivazioni il gip Alessandra Vella ha sostituito la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari nei confronti di Salvatore e Calogero Termini, padre e figlio di 63 e 30 anni, di Campobello, fermati dai carabinieri il 14 aprile al termine di una perquisizione nel corso della quale sono stati trovati, nella loro abitazione, 617 grammi di cocaina, 5 grammi di marijuana, 12.540 euro in contanti e un assegno di tremila euro oltre che due bilancini di precisione e del materiale che si utilizza per il taglio e il confezionamento. 

Il giudice, al quale si sono rivolti i difensori, gli avvocati Angela Porcello e Salvatore Manganello, ha ridotto la misura cautelare anche in considerazione di alcuni problemi di salute. I due indagati, ai quali, in un secondo momento, quando sarà disponibile sarà applicato il braccialetto elettronico, saranno detenuti in due abitazioni diverse. 

“La droga è mia, sono un tossicodipendente e ne ho sempre acquistata in grandi quantità”. Calogero Termini aveva tentato così di scagionare il genitore, negando la finalità di spaccio. Il gip Alessandra Vella, al termine dell'interrogatorio di convalida, aveva bocciato la tesi difensiva del trentenne su tutti i fronti definendola anche "Illogica e incoerente" oltre che "smentita dalle emergenze investigative". 

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