Il blitz anti-caporalato: indagati dal gip fra scena muta, difesa e parziali ammissioni

Fra il tribunale e il carcere Di Lorenzo, il giudice Stefano Zammuto ha sentito sette persone sottoposte a fermo. Alcuni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, altri hanno invece parlato: domani la decisione

Il tribunale di Agrigento

"Non faccio parte di nessuna associazione per delinquere, sono semmai un lavoratore sfruttato. E' vero che ho accompagnato nei campi gli extracomunitari, ma io stesso lavoravo su quei campi e poi mi sono dimesso". E' questo, grosso modo, quello che ha detto al giudice per le indagini preliminari, Stefano Zammuto, Emilio Lombardino, 46 anni di Porto Empedocle. Assistito dall'avvocato Daniele Re, l'empedoclino ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte e ha fatto anche della parziali ammissioni.

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Si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro che è difeso dagli avvocati Domenico Ingrao e Francesco Scopelliti e i romeni Neculai Stan di 62 anni e Vasile Mihu di 43 anni che sono stati rappresentati dagli avvocati Salvatore Loggia e Salvatore Manganello. Vera Cicakova, slovacca, 59 anni e la figlia Veronika, 37 anni, ritenute le principali figure dell'organizzazione hanno, invece, risposto alle domande del giudice negando del tutto ogni accusa. Stessa strategia processuale per Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo. I tre indagati sono difesi dall'avvocato Giovanni Pace.

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Sono state otto le persone che, all'alba di ieri, sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto per, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata all'illecita intermediazione e allo sfruttamento del lavoro, nonché violazione delle disposizioni contro l'immigrazione clandestina. I fermi - nell'ambito dell'indagine sul fenomeno del caporalato nelle campagne fra Campobello di Licata, Naro, Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro, ma anche Riesi e Mazzarino - sono stati effettuati dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento e da quelli del nucleo Ispettorato del lavoro. A coordinare l'inchiesta è stato il procuratore capo Luigi Patronaggio e il sostituto Gloria Andreoli.

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Gli avvocati si sono opposti alla convalida del fermo e hanno chiesto, al gip Zammuto, che non vengano applicate misure. In maniera particolare, per l'empedoclino Lombardino, l'avvocato Daniele Re ha sostenuto che non sussiste alcun pericolo di fuga perché è cittadino italiano e vive a Porto Empedocle e quindi - stando al legale - non vi sarebbero le esigenze cautelari. 

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Il gip Zammuto, domani mattina, depositerà l'ordinanza.  

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