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Palazzo Trajna, l'espropriazione fu legittima: no al risarcimento

La decisione della Corte di Cassazione mette la parola fine al contenzioso fra il Comune di Cammarata e i proprietari che si ritenevano danneggiati

L'espropriazione del Palazzo Trajna, disposta dal Comune di Cammarata, era legittima e ai proprietari non spetta alcun risarcimento dei danni. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione.

La vicenda risale al 1988. Il Comune aveva avviato le procedure di acquisizione disponendone l’occupazione di urgenza per un periodo di cinque anni, dal 1990 al 1995, successivamente prorogato di ulteriori due anni fino al 1997.

Prima della scadenza del biennio di proroga, il Comune di Cammarata provvedeva alla definizione della procedura espropriativa, liquidando la somma di 220 mila euro, in favore dei proprietari espropriati, a titolo di indennità.

Questi ultimi, tuttavia, decidevano di proporre ricorso al fine di ottenere il risarcimento, da parte dell'ente, dei danni subiti per la perdita del possesso dell’immobile durante il periodo compreso dal 1990 al 1995.

La Corte di appello di Palermo accoglieva la richiesta dei danni avanzata dai proprietari, ritenendo comunque legittima la procedura. Non soddisfatti, i proprietari di “Palazzo Trajna” agivano nuovamente in giudizio, davanti al tribunale di Agrigento, al fine di ottenere, questa volta, il pagamento di ulteriori somme a titolo di danni subìti per l’occupazione, ritenuta illegittima, dell'immobile opponendosi anche alla quantificazione dell’indennità di espropriazione in precedenza effettuata dal Comune di Cammarata.

Il tribunale di Agrigento, ritenendo fondate le pretese, condannava l’amministrazione comunale al risarcimento degli ulteriori danni subiti per l’occupazione illegittima dell’immobile. La sentenza, però, veniva impugnata, davanti alla Corte di appello di Palermo, dal Comune, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino.

I giudici di appello hanno ribaltato la sentenza escludendo qualsiasi diritto al risarcimento dei danni. La vicenda, quindi, è approdata in Cassazione in seguito al ricorso dei proprietari dell'ente.

La Suprema Corte ha ritenuto vincolante il contenuto della sentenza della Corte di appello di Palermo passata in giudicato con la quale era stata accertata la legittimità della procedura espropriativa, escludendo, di conseguenza, qualsiasi diritto dei proprietari ad ottenere, da parte dell’amministrazione comunale, il risarcimento di ulteriori danni subìti a seguito dell’espropriazione dell’immobile.

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