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Cronaca Camastra

Traffico illecito di rifiuti a Camastra, maresciallo in aula: "Così abbiamo scoperto il giro"

Un sottufficiale del nucleo ecologico rivela: "Autorizzazioni scadute e catalogazioni irregolari per eludere i controlli"

"Le autorizzazioni erano scadute o illegittime, per conferire i rifiuti nella discarica si ricorreva sempre a uno stratagemma illecito come quello di catalogarli come rifiuti non pericolosi". Così un maresciallo del Nucleo operativo ecologico dell'Arma dei carabinieri ha raccontato in aula i retroscena dell'inchiesta "Sepultura" che ipotizza un vasto traffico e smaltimento illecito di rifiuti nella discarica di contrada Principe, a Camastra.

Il dibattimento, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, è entrato nel vivo. Trentacinque gli imputati dopo le 2 condanne e le 6 assoluzioni decise nello stralcio abbreviato del processo.

Al centro dell’inchiesta ci sono i vertici della A&G srl società con sede a Camastra che si occupa della gestione della discarica di contrada Principe. Agli imputati si contesta di avere smaltito illecitamente, nella discarica di Camastra, rifiuti speciali di ogni tipo, anche pericolosi.

Nella lista, fra gli altri, l’attuale presidente dimissionario di Girgenti Acque, Marco Campione e il suo predecessore Giuseppe Giuffrida. Fra le persone finite sotto accusa, ci sono i responsabili della società “A&G” che gestisce il sito: il presidente Donato D’Angelo, il direttore tecnico Calogero Alaimo, il consigliere Salvatore Alaimo, il presunto direttore tecnico “di fatto” Alfonso Bruno e Pasquale Di Silvestro, assunto con lo stesso incarico. Nella lista anche l’amministratore delllo studio chimico ambientale Giuseppe Daniele Pistone; gli amministratori dell’impresa “Fratelli Cultrera”, Giuseppe, Antonio e Massimo Cultrera e una serie di imprenditori, titolari di attività che avrebbero conferito illecitamente nella discarica: Salvatore Bonafede, Massimo Barbieri, Francesco D’Alema, Giuliano Costantini, Gaetano Rubino, Anna Maria Rosso, Fabio Borsellino, Tindara Maria Rita Paratore, Antonino Paratore, Francesca Di Gaetano e Gerlando Piparo. E poi ancora: Luciano Dell’Omo, Filippo Oddo, Danilo Ignazio Russo e Fabrizio Giotti, operatori delle imprese che operavano nel sito e avrebbero smaltito i rifiuti in maniera illecita. 

"Il contenuto delle intercettazioni - ha rivelato il sottufficiale - ha confermato che i rifiuti provenienti da molte grosse aziende, fra cui il Petrolchimico di Gela e Fincantieri utilizzavano un sistema illegale che gli consentiva di conferire nonostante le autorizzazioni fossero scadute oppure con una catalogazione volutamente errata". 

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