Scioglimento del Consiglio di Camastra, il Tar commissaria la Prefettura: atti alla Corte dei Conti per danno erariale

Il sindaco Angelo Cascià aveva fatto istanza di accesso agli atti per prendere visione ed estrarre copia degli incartamenti relativi al procedimento

L'ex sindaco di Camastra Angelo Cascià

Il Tar Palermo ha commissariato - nominando il segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri - la Prefettura di Agrigento. La sentenza è stata trasmessa alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per le valutazioni di competenza correlate a possibili profili di responsabilità erariale. La questione è quella relativa allo scioglimento del consiglio comunale di Camastra per presunte ingerenze mafiose. 

Angelo Cascià, 71 anni, eletto sindaco del Comune di Camastra nel giugno 2013, per "poter esercitare il proprio diritto alla difesa in sede processuale”, ha presentato - era il 17 aprile del 2018 - istanza di accesso agli atti per prendere visione ed estrarre copia degli incartamenti relativi al procedimento che aveva portato allo scioglimento del Comune di Camastra. La Prefettura di Agrigento ha denegato la richiesta. Assistito dagli avvocati Girolamo Rubino e Rosario De Marco Capizzi, Cascià ha impugnato la nota prefettizia davanti al Tar Palermo che ha accolto il ricorso (decisione poi confermata dal Cga) ed ha ordinato allaAmministrazione l’esibizione della documentazione entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza. Tuttavia, la Prefettura di Agrigento - ricostruiscono i legali di Cascià - non provvedeva al rilascio della documentazione. Con il patrocinio dagli avvocati Rubino e De Marco Capizzi, l'ex sindaco presentava un nuovo ricorso al Tar Palermo e veniva richiesta l’esecuzione del giudicato. In sede di ricorso, Cascià richiedeva anche la nomina di un commissario ad acta che si sostituisse all'amministrazione ai fini della esecuzione della sentenza.

Cascià ha chiesto anche l’applicazione della penalità di mora”, ovvero la condanna della Prefettura di Agrigento al pagamento di una ulteriore somma di denaro in caso di “violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato”. Accogliendo le tesi sviluppate dagli avvocati Rubino e De Marco Capizzi, la prima sezione del Tar Sicilia ha ordinato alla Prefettura di procedere al rilascio della documentazione richiesta entro il termine di 60 giorni, condannando l’amministrazione al pagamento delle spese processuali (euro 1.500 oltre oneri ed accessori). Inoltre, nell’ipotesi di perdurante inottemperanza da parte dell’amministrazione, il Tar Palermo ha nominato quale commissario ad acta il segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri. 

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Il Tar ha determinato l’importo dovuto dalla Prefettura di Agrigento “per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato” in 200 euro per ogni mese di ritardo. Infine, il giudice amministrativo ha disposto la trasmissione della sentenza alla Procura della Corte dei Conti per le valutazioni di competenza correlate a possibili profili di responsabilità erariale, nonché al segretario generale del ministero dell’Interno per le valutazioni di competenza correlate ai possibili profili di responsabilità disciplinare.
 

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