Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Incandidabilità dell'ex sindaco, nuova condanna per la Prefettura

L'ufficio del governo, dopo la bocciatura da parte del tribunale, non aveva pagato le spese agli ex amministratori

L'ex sindaco Angelo Cascià

Nuova condanna per la Prefettura di Agrigento in relazione alla vicenda dell'incandidabilità dell'ex sindaco e dell'ex vice sindaco di Camastra.

Il ministero dell’Interno, in seguito alle risultanze dell'inchiesta "Vultur", aveva proposto l’adozione di un decreto di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e, con separato provvedimento, aveva chiesto al tribunale civile di Agrigento la sanzione della incandidabilità nei confronti del sindaco Angelo Cascià e del vicesindaco Vincenzo Urso.

Cascià ed Urso, costituitisi in giudizio con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino, Massimiliano Valenza e Mario La Loggia, avevano respinto tutte le contestazioni formulate dalla Prefettura di Agrigento e sostenuto la piena regolarità della gestione amministrativa.

Il tribunale, accertata l'infondatezza degli addebiti mossi dal ministero, aveva respinto la proposta.

La decisione veniva poi confermata dalla Corte d’appello di Palermo che rigettava il reclamo proposto dal ministero dell’Interno.

La Prefettura, tuttavia, non provvedeva a liquidare le somme tanto che Cascià ed Urso ricorrevano nuovamente in giudizio, sempre assistiti dagli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, per ottenere l’esecuzione del decreto nella parte in cui i giudici avevano condannato il ministero al pagamento delle spese di lite.

Nelle more del giudizio di ottemperanza, la Prefettura provvedeva a pagare. Pertanto, i legali Rubino e Valenza dichiaravano in giudizio l’intervenuta cessazione della materia del contendere, insistendo, tuttavia, in applicazione del principio della soccombenza virtuale, "nella richiesta di condanna dell’amministrazione resistente - viene ricostruito attraverso una nota dall'avvocato Rubino - al pagamento delle spese del giudizio di ottemperanza ed alla refusione del contributo unificato, avendo l’amministrazione adempiuto successivamente alla proposizione del ricorso".

Richieste accolte dai giudici del Tar Sicilia di Palermo. 

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